Grillini che si sistemano, Di Maio “assume” l’ex-portavoce della Raggi: si occuperà di Expo 2030

giovedì 2 Dicembre 10:09 - di Valerio Falerni
Di Maio

La notizia è di quelle “pruriginose“, ma merita menzione soprattutto per il suo indubbio risvolto politico: Luigi Di Maio ha imbarcato nel suo staff alla Farnesina Teodoro Fulgione, gia portavoce di Virginia Raggi in Campidoglio. Fulgione avrà la delega alla candidatura di Roma all’Expo 2030 e riceverà per questo un compenso di 90mila euro. Ma, come dicevamo, la decisione di Di Maio è importante perché segnala, anzi conferma, l’esistenza dell’asse tra lui e l’ex-sindaca di Roma. E come questo asse si avvii (ma in parte lo fa già) a rendere ancor più incerta e insidiosa la navigazione di Giuseppe Conte, in teoria comandante in capo del M5S.

Teodoro Fulgione avrà un compenso di 90mila €

Da quando gli hanno dato l’incarico di guidare i 5Stelle, l’ex-premier non ne ha imbroccata una. Ha toppato sull’avvicendamento dei capigruppo, ha steccato sulle nomine Rai, ha raccolto una miseria di voti alle recenti elezioni amministrative e si è intestato un clamoroso voltafaccia sull’utilizzo dei fondi del 2×1000. Peggio di così. È il motivo per cui le truppe, più che stringersi intorno a lui, si guardano intorno incrociando spesso lo sguardo di Di Maio. In realtà, l’attuale ministro degli Esteri non ha mai mollato o allentato la propria presa sul MoVimento. I suoi rapporti con Conte, al di là dei sorrisetti di facciata, sono di aperta rivalità.

Asse anti-Conte tra Di Maio e l’ex-sindaca

Lo dimostra il fatto che, appena può, fa il controcanto a Giuseppi. In. tal senso, l’arrivo di Fulgione alla Farnesina rende solo più visibile quel che già s’intravedeva. Tanto più che in questi anni Di Maio ha premiato con disinvoltura forse eccessiva compagni di scuola e di paese piazzandoli nei vari ministeri a guida grillina. Il fatto che ora abbia “assunto” presso di sé il primo collaboratore della Raggi suona appunto come una salto di qualità nella strategia interna. Insomma, tutti gli indizi autorizzano a ritenere che il M5S si appresta a diventare un campo di battaglia. Beppe Grillo, intanto, tace. Ma c’è chi giura che il nuovo asse anti-Conte gli piaccia tanto.

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