M5S, così Conte e Di Maio si marcano a vicenda: il ministro tra i candidati al Comitato di garanzia

lunedì 13 Settembre 14:31 - di Michele Pezza
Di Maio

«Com’è modesto lei», gli sussurrerebbe Giandomenico Fracchia non ancora ragionier Ugo Fantozzi. In realtà, il “modesto” in questione è un talento del posizionamento: Luigi Di Maio. Un professionista nell’annusare l’aria che tira. E quella che sta per abbattersi sul M5S non promette nulla di buono. A cominciare dalle elezioni romane, i cui sondaggi – al momento – danno l’uscente Virginia Raggi davanti solo alla candidata di Potere al Popolo. Insomma, come cantava Renato Rascel, sta arrivando al bufera. E il MoVimento fa quel che solitamente fa in questi casi: dare risposte organizzative a problemi politici grandi quanto tre grattacieli di New York accatastati l’uno sopra l’altro.

Di Maio fa il modesto: «Sono onorato»

Tanto è vero che Giuseppe Conte s’illude di recuperare nei sondaggi annunciando una rosa di nomi da eleggere nel futuro Comitato di garanzia. C’è anche quello di Di Maio. «Sono onorato di questa candidatura», si è affrettato a far sapere il ministro degli Esteri nonché ex-capo politico dei 5Stelle. Che vi dicevamo? Com’è modesto lui. Come no? Quando c’è da impegnare il sedere per una poltrona, fosse anche il cadreghino di un orpello statutario come questo annunciato da Giuseppi, mai Giggino si tira indietro. Figuriamoci ora che, settimana dopo settimana, il tempo della resa dei conti elettorale si avvicina. Intendiamoci, non che Di Maio abbia problemi ad arrivare primo in un collegio. Più difficile per lui, e per altri nella sua condizione, sarà semmai strappare il via libera per il terzo mandato parlamentare senza farlo sapere troppo in giro.

L’incognita del terzo mandato

Non sia mai che una cosa del genere arrivasse all’orecchio di Ale Di Battista, un tempo suo “gemello diverso” (ah, i bei tempi in cui s’andava insieme a baciare la pantofola ai Gilet Gialli francesi) e oggi arcigno custode dell’introvabile ortodossia grillina. Ai suoi occhi disfarsi di una delle armi più contundenti verso la casta equivarrebbe un tradimento.  Certo, il Di Maio di oggi è un uomo di mondo. Lo gira con tanto di scorta al seguito per incontrare i grandi della terra. Figuriamoci se potrebbero infastidirlo le critiche dell’antico sodale. Diciamo che a tenerlo un po’ sulla brace  è il combinato disposto tra il rifiuto di Grillo e le titubanze di Conte. Già, se sullo sdoganamento del terzo mandato il primo è contrario per convinzione, il secondo può diventarlo per convenienza. E proprio per togliersi Di Maio dalle palpebre. Intanto lo mette in rosa per marcarlo più stretto. E quello sta al gioco per lo stesso motivo, dicendosene persino «onorato». Modesto, certo, mica fesso.

 

 

 

 

 

 

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