Governo, la Meloni a Draghi: «Chi si loda, s’imbroda. Da te troppi errori sulla pandemia»

mercoledì 22 Dicembre 18:33 - di Michele Pezza
Meloni

La standing ovation dei cronisti presenti all’ultima conferenza stampa del 2021 di Mario Draghi non impressiona più di tanto Giorgia Meloni. Anzi. «Più che una conferenza di fine anno quella di Draghi è sembrata una conferenza di fine mandato e questo spiegherebbe anche gli applausi e la “commozione” dei giornalisti», ironizza in una nota la presidente di Fratelli d’Italia. Lontani i tempi del “fuoco e fiamme” che sprigionava quest’appuntamento ai tempi dei premier non graditi, tipo Berlusconi per citarne uno a caso. Ma non solo. Tutt’altra atmosfera si respira invece nei confronti dell’ex-capo della Bce.

Meloni: «Dal premier nessuna ammissione di colpa»

I decibel sono ben al di qua della soglia oltre la quale scatta l’inquinamento acustico e nelle domande fioccano le metafore, in omaggio al bizantinismo secondo cui la distanza più breve tra due punti è un arabesco. Infatti, la Meloni non ha dalla sua reazioni apprezzabili da parte del sedicente Quarto potere e dai commenti degli (ormai introvabili) schienadritta. Di solito un leader dell’opposizione trova sempre un punto d’appoggio su cui fare leva. Per fortuna la conferenza stampa l’ha seguita in tv. Tutta. E dice lei quel che la libera stampa si guarda bene dal riferire: «Dal premier due ore e mezza di autocelebrazioni: dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma questo non ci risulta da nessuna evidenza».

«Più che di fine anno, sembrava la conferenza di fine mandato»

Già, peccato che a nessun giornalista sia venuto in mente di fare la domanda più semplice: “Presidente, può dimostrare quel che dice?“. E infatti la nota della Meloni incalza: «Nessuna ammissione di colpa, invece, sugli errori e le contraddizioni del governo di questi mesi, a partire dalla gestione della pandemia». Non è solo il commento di un leader di partito (il secondo in Italia, secondo i sondaggi), ma del capo dell’unica opposizione parlamentare. E scusate se è poco. È l’unica voce “stonata” nel Parlamento dei coristi. Lo stesso cui il Draghi bifronte ha impedito di migliorare la manovra di bilancio e che ha compensato con un’alluvione di ipocriti elogi.

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