Gender fluid, Lgbt, Ddl Zan: un guazzabuglio ideologico. Da legale e trans dico: i sessi sono due

lunedì 13 Dicembre 10:14 - di Bianca Conte
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Gender fluid, Lgbt, Ddl Zan: «Un guazzabuglio ideologico. Da giurista e trans vi dico: i sessi sono solo due». Lei si chiama Alessandra Grasis, anche se per l’ufficio anagrafico di competenza è ancora Alessandro. Ed è un avvocato – non avvocatessa come tiene a precisare – transessuale. Nel 2012 ha fatto l’intervento per il cambiamento di sesso, come molte persone come lei affette da disforia di genere. Ma, a differenza di molti altri trans si pone su posizioni diametralmente opposte rispetto a quelle sbandierate dalle associazioni Lgbt in cui l’universo arcobaleno si riconosce. Insomma, ha le idee chiare. Posizioni nette. Un modo di ragionare e di esprimere il proprio pensiero lineare e coerente su tutti i fronti. E in un’intervista a Libero prova a fare chiarezza su un tema “fluido”. E troppo spesso tirato da una una parte o dall’altra, a seconda delle convenienza conformistica, come quello del mondo trans e dei dogmi Lgbt. Un mondo che il Ddl Zan ha recentemente tentato di annacquare ulteriormente in nome di un demagogismo da compostaggio ideologico.

Trans, “Libero” intervista l’avvocato che transessuale che rinnega l’ideologia gender

Idee chiare, quella della Grasis, su cui è irremovibile: a dispetto del pensiero comune quando si tratta di gender, di cui non condivide qualunque forma di ideologizzazione e strumentalizzazione. E allora, convinta sostenitrice della necessità di un creare un centro per la transizione. Una misura di civiltà, la definisce su Libero, dove peraltro aggiunge: «È prevista dall’articolo 2 della Costituzione, che tutela i diritti fondamentali delle persone. Leggo molto ciarpame contro la richiesta di chi vuole avere una prestazione sanitaria decorosa per un trattamento psicologico, endocrinologico e chirurgico di rettificazione delle caratteristiche sessuali. Le persone trans che ricorrono all’operazione non lo fanno per un capriccio. Un vezzo. O una forma di narcisismo. Ma perché portatrici di una forma di incongruenza, che un tempo si definiva disturbo dell’identità di genere. E oggi è chiamata disforia di genere. Comunque per la scienza è una patologia psichiatrica».

Altro che gender fluid e Lgbt: «Ve lo assicuro: i sessi sono solo due»

Un disturbo, appunto, che nell’intervista la Grasis definisce molto semplicemente così: «Questi individui non hanno in mente un genere liquido, ma sentono di non essere a loro agio nel corpo in cui la natura li ha collocati. Ne soffrono al punto che molti di loro sono tentati dal suicidio. Non si tratta perciò di sesso fluido, frontiere mobili o sfizi personali, ma di un’esigenza di vita e di morte. Che sfocia nella necessità di un intervento medicale. Un’esigenza suffragata anche dalla legge ordinaria, la 164 del 1982, e da due sentenze del 2015, della Cassazione e della Corte Costituzionale». Se ne deduce, conseguentemente, che se la disforia è una patologia, l’ideologia gender, che riduce l’identità sessuale a una percezione della propria personalità sessuale, poggia su un terreno mobile e scivoloso?

Trans, gender e Lgbt, il Ddl Zan? «Un mostro giuridico, un guazzabuglio di ideologie»

Anche in questo caso, allora, l’avvocato transessuale risponde con nitida fermezza: «La persona che soffre di disforia di genere non si sente mezzo uomo e mezza donna, ma si sente dell’altro sesso, opposto a quello biologico. Non esiste perciò un terzo genere. Da giurista, so che tutta la legge positiva è fondata sul binarismo, cioè sull’appartenenza al sesso o maschile o femminile: non c’è un sesso neutro. A me interessano le persone realmente affette da un’incongruenza tra identità sessuale e sesso biologico. Non quelle che pensano di poter transitare da qui a là a giorni alterni». Dato questo assunto, allora, per Alessandra il Ddl, che coerentemente con il pensiero Lgbt, avrebbe introdotto giuridicamente il tema della fluidità di genere, sarebbe «un testo scritto in maniera inaccettabile: inseriva sanzioni penali in assenza di chiarezza e semplicità. Si presentava come un mostro giuridico, un guazzabuglio di ideologie. Sarebbe sufficiente invece creare una norma che consenta la difesa dei diritti fondamentali della persona, con una sanzione per chi li metta a rischio».

I Gay Pride secondo la Grasis: «Manifestazioni di folklore il cui impatto può essere turbante: dovrebbero abbassare i toni»

Insomma, il mondo Lgbt, nel suo codificare un universo gender identificato in una serie di categorie, un po’ mescola le carte e un po’spariglia il gioco per accreditare una realtà multiforme e una serie di cliché. Un dubbio che la Grasis risolve bollando come una «mortificazione» il fatto che molti trans noti all’opinione pubblica continuino ad accreditare l’idea dei transessuali come «individui trasgressivi, quando invece decine di loro sono il contrario. Penso anche ai Gay Pride, manifestazioni di folklore il cui impatto può essere turbante: dovrebbero abbassare i toni perché non rappresentano una parte importante delle persone trans che vogliono essere invisibili». Insomma non è difficile immaginare che i rapporti dell’avvocato Grasis con la comunità Lgbt non siano dei più distesi… Non a caso, sul punto, la diretta interessata replica: «Io sono odiata dalle associazioni Lgbt, perché sto provando a dare voce in modo non ideologico e anticonformista alle persone con disforia del genere. In realtà siamo una minoranza, discriminata anche dalle femministe». Femministe che, in particolare spiega la giurista, «vedono con preoccupazione questa irruzione di atleti trans passati dal sesso maschile a quello femminile, che finiscono per vincere le competizioni».

«L’utero in affitto è una bestialità. Il matrimonio è tra uomo e donna. Per le coppie gay ci sono le unioni civili»

Ma allora, il punto diventa (e Libero lo sottolinea): esiste davvero in Italia un allarme omotransfobia? «Io non ho avuto una percezione negativa della mia sessualità da parte della gente comune». D’altro canto non c’è modo di rendere ambigue le sue dichiarazioni o incoerenti le sue posizioni: la Grasis, sui temi che gravitano intorno alla galassia gender è, ancora una volta, netta e inequivocabile: è contraria all’utero in affitto, che definisce «una bestialità, una devianza, una pratica ripugnante, di cui si approfittano i ricchi. È mortificante per i bambini nati e per le donne sfruttate come macchine». Mentre sulle nozze gay, precisa: «Io sono ortodossa: la Costituzione prevede il matrimonio tra uomo e donna. Per le coppie gay ci sono le unioni civili». Quanto alla sterile dissertazione su desinenze. Asterischi. Voci neutrali o generalizzazioni che puntano a cancellare lo schema di riferimento binario, la Grasis liquida semplicemente la questione concludendo: «È una disputa linguistica che non mi appassiona. Io mi faccio chiamare avvocato. Bisogna andare alla sostanza, il resto è retorica ideologica». Più chiaro di così…

 

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