Fabrizio Sclavi: «Io, gay, toglierei di mezzo il ddl Zan. Il Pride? La politica lo cavalca per qualche voto»

sabato 28 Agosto 10:00 - di Eleonora Guerra
ddl zan

Non esiste un allarme discriminazione e dell’educazione dei figli, anche sul tema dell’omosessualità, se ne devono occupare le famiglie. E, quindi, no, il ddl Zan non gli piace «per nulla». Il giornalista, designer e creativo, dichiaratamente gay, Fabrizio Sclavi, che ha all’attivo la direzione di riviste come Gulliver, Vogue Germania e Amica, smonta pezzo pezzo gli argomenti con cui la sinistra giustifica l’urgenza della legge contro l’omotransfobia. E di tutta l’affezione di certa politica per il mondo Lgbt dice quello che in molti pensano: «Cavalcano quest’onda solo per qualche voto in più».

Il «pensiero forte» di Fabrizio Sclavi

Intervistato da La Verità, sotto la testatina «Pensiero Forte», Sclavi racconta i suoi esordi nel mondo del giornalismo di moda, con un aneddoto che oggi sarebbe tacciato di omofobia e che allora, all’inizio degli anni Settanta, rappresentò invece la sua grande occasione. Lo chiamarono dall’Accademia di Brera, che frequentava, e gli dissero: «Te che sei un pò gay vuoi andare a occuparti di moda?». Sclavi non solo non si turbò, ma si presentò «la mattina dopo in piazza Castello con i jeans che mi ero dipinto io, tie and dye, un giaccone da marinaio di una mia amica allacciato da donna e lui (Flavio Lucchini, ndr) mi ha preso. E lì è iniziata la mia storia. Divertente».

«Il ddl Zan non mi piace per nulla»

Sclavi non ha esitazioni nel dire che intorno al mondo omosessuale «no», non c’è discriminazione. «C’è negli ambienti culturali molto bassi. La diversità fa paura alla gente che, quindi, si difende in malo modo», chiarisce alla giornalista Paola Bulbarelli, sottolineando che il ddl Zan «non mi piace per nulla, soprattutto quando parla dei trans perché anche in quel caso sono fatti loro». «Non vedo il motivo – aggiunge – per cui lo Stato se ne debba occupare. E non c’è bisogno di spiegare questo a scuola a giovani di 15 anni, o ancora più piccoli. Quanti ragazzi curiosi ci sono fuori e a scuola? Se a questi fai venire in mente una cosa del genere magari hanno voglia di provarla».

Il ruolo educativo delle famiglie non può essere scavalcato

Dunque, per Sclavi, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma di non poter assumere le decisioni necessarie per il compagno in coma in ospedale, oggi superato dalla legge sulle unioni civili, il ddl Zan rischia di essere potenzialmente controproducente. Oltre che inappropriato, perché «non va proprio bene» che intervenga sulle scuole. «Sono dell’idea – afferma il giornalista – che di questo ne debbano parlare le famiglie nei tempi e nei modi che più ritengono opportuni. Capisco che in Italia le famiglie peccano da questo lato, che certi temi non sono facili da affrontare. Bisogna quindi istruire le famiglie, prepararle, non i ragazzi».

Sclavi: «Il ddl Zan non funziona. Lo leverei e basta»

Insomma, «così com’ è il ddl non funziona». Ma Sclavi poi  non propone soluzioni, perché «per aggiustarlo ci devono pensare i politici e io non lo sono». Però, avverte, «i compromessi non mi sono mai piaciuti né le aggiustature, quindi lo leverei e basta. Non ce n’è bisogno». Infine, una bordata anche all’evento feticcio del mondo Lgbt: il gay pride. Sclavi lo trova «negativo in ogni suo aspetto. Le parrucche colorate, le baracconate non hanno senso perché in questo modo ti metti contro tutti gli altri. È sputtanare una cosa molto seria e non rappresenta un riscatto. Una moda iniziata negli Stati Uniti dove lì serviva davvero per uscire dal ghetto ma in Italia e in Europa è stata preso in mano malamente dai politici, dai sindaci, tutti che potevano gestirla in modo diverso. Cavalcano quest’onda solo per qualche voto in più».

(Foto dal profilo Facebook di Fabrizio Sclavi)

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