Carrozze separate per le donne? Un’assurdità, la resa dello Stato che finisce per legittimare la violenza

lunedì 20 Dicembre 18:56 - di Hoara Borselli

Se la notizia della pacca sul sedere ha avuto un richiamo mediatico nazionale, l’orrore delle due violenze sulla Milano-Varese non hanno sortito purtroppo altrettanto clamore mediatico se non quello di lanciare una petizione su Change.org sulla possibilità di istituire delle carrozze riservate riservate alle sole donne. Un’iniziativa che ha dell’assurdo e aberrante se si pensa che possa passare per normale il messaggio che non si può fare niente contro le violenze e quindi è giusto arrivare alla segregazione. Una sconfitta delle donne stesse che dimostra l’esatto contrario alla libertà, un’autoprotezione indotta con le proprie simili perché la società non le fa’ sentire al sicuro.
Risultato di un paradosso sessista che divide ma non previene il problema.
In questo senso i vagoni per sole donne sono una sconfitta.
Così scrive la promotrice della petizione “Abbiamo il diritto di usare i mezzi pubblici a qualsiasi ora del giorno senza paura. In altri Paesi, sui mezzi di trasporto anche locale esistono carrozze dedicate alle sole viaggiatrici. Con questa petizione chiediamo a Trenord di dedicare, su tutte le sue linee, la carrozza di testa alle donne. In questo modo, a qualsiasi ora, si potrà viaggiare sicure”
Fa riflettere questa campagna, perché già esistono questa tipologia di carrozze dedicate nel mondo come in larga parte di Paesi asiatici, africani e sudamericani e Giappone, il problema non si è esaurito, gli scomparti speciali non sembrano aver diminuito i casi. Nel 2004, le denunce per atti osceni si eran ridotte al 3%, ma quelle di violenza erano aumentate tra il 10 e il 20% in due tratte servite con carrozze riservate. Nel 2017 vengono segnalati 1.750 casi. Agli inizi dei Duemila erano tra i 300 e i 500 all’anno. Numeri che segnano un pauroso aumento.
Il nodo principale delle carrozze riservate è presente anche in paesi come in Iran o negli Emirati Arabi Uniti come riporta anche il the Guardian è il fatto che si tratta di Paesi in cui le donne sono già altamente discriminate in ogni ambito della vita, dimostra come si vada ad accentuare un disagio non a escluderlo.
Obbligare le donne a ritrovarsi in unico spazio per legittimare la propria sicurezza dimostra al contrario quanto sia ancora tutto fermo rimandando a un messaggio sbagliato la normalità per cui le violenze siano inevitabili.
A riguardo ha parlato anche Attilio Fontana governatore della Lombardia: “Riservare carrozze per sole donne sui treni regionali, dopo la recente doppia violenza sessuale nei confronti di due ragazze sulla linea Milano-Varese sarebbe, una sorta di apartheid e io non lo accetto… Allora a questo punto chiedo che ci siano più controlli, che mandino l’esercito sui treni a controllare le tratte e gli orari più pericolosi, ma tenderei ad eliminare una ipotesi di questo genere”
Un segnale importante in questo tempo in cui le ‘molestie’ sono protagoniste di un informazione che non vorremo vedere. Non si può sentire che si debba avere paura a salire su un treno con l’unica colpa di essere una donna come al contempo risulta assurda la proposta di creare carrozze diversificate per anche per gli stessi uomini, considerati alla strenua di bestie incapaci di reprimere gli istinti con una donna sola.
È fondamentale al contrario l’insegnamento del rispetto del consenso e della volontà altrui. Una società equa e libera si costruisce insieme con modelli educativi di riferimento e sicurezza, non richiudendo con le donne in uno spazio definito ma in uno spazio libero in cui ci si senta protette, la violenza non si combatte con la segregazione altrimenti ne usciremmo tutti sconfitti.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *