La pacca sul sedere e lo stupro del treno: i media si occupano solo di Greta, ignorate le altre vittime

sabato 11 Dicembre 19:18 - di Hoara Borselli

Questa settimana voglio fare un’analisi rispetto a quattro eventi accaduti, cercando di fare un’attenta valutazione di come il mainstream abbia dato non casualmente risalto a talune rispetto ad altre. In ordine cronologico, a tenere banco, guadagnando le prime pagine di tutti i giornali e catalizzando tutti i talk show televisivi, è stata la vicenda di Greta Beccaglia, la giovane giornalista sportiva molestata in diretta TV.

Per due settimane si è parlato solo della pacca ricevuta da Andrea Serrani, sul quale adesso pende l’imputazione di violenza sessuale.
Tutta la politica, le firme più importanti del giornalismo, i conduttori tv che fanno a gara per ospitarla nei loro salotti, sono scesi in campo dicendo la loro rispetto alla vicenda. Un’onda mediatica travolgente, l’hashtag “pacca sul sedere” è rimasta in tendenza per giorni raggiungendo numero di interazioni che poche volte si sono registrati.

Tale l’attenzione sul caso, da far passare in sordina un fatto di cronaca terribile. Una studentessa universitaria ventunenne è stata stuprata nel vagone di un treno regionale tra Milano Cadorna e Varese Nord alle 22 di sera. “L’attacco è avvenuto d’improvviso, con rabbia e ferocia, secondo una strategia concordata fra i due predatori sessuali, abbiamo cominciato a lottare: ho colpito quell’uomo, quello che mi aveva immobilizzata, l’ho colpito ma continuava a cercare di bloccarmi; a quel punto mi ha dato un pugno all’occhio, mi ha dato un morso, mi scaraventava contro il sedile, mi tirava i capelli, mi ha dato altri pugni…”. Un racconto agghiacciante, uno stupro consumato nell’indifferenza e nel silenzio che ha trovato complicità nella totale assenza di controlli e sicurezza.

Mentre il mainstream denunciava la “violenza sessuale” subita dalla giornalista davanti alle telecamere, taceva rispetto a questa violenza avvenuta nel silenzio di un vagone di un treno. Nonostante ci sia una differenza sostanziale rispetto a questi due episodi, da una parte un’accusa di stupro per molestia, e dall’altra uno stupro consumato, i mezzi di comunicazione hanno continuato a dar voce al primo episodio riservando un sibilo al secondo, dettato più da un dovere di cronaca che da una vera e propria denuncia ed indignazione.

Un altro episodio è passato quasi in sordina per i media nazionali e i giornali liberal americani, ovvero l’omicidio di Davide Giri, il ricercatore italiano assassinato con undici coltellate da Vincent Pinkney, un pregiudicato afroamericano, membro di una gang di Harlem , più volte arrestato per crimini violenti, mentre tornava a casa di sera dopo una partita di calcetto a New York. Dell’omicidio di Davide Giri sembra non interessi niente a nessuno. Ma se le parti fossero state invertite, se la vittima fosse stata nera e l’assassino bianco, si consumerebbero tonnellate di inchiostro, si organizzerebbero marce contro il razzismo, si accuserebbero le derive della destra suprematista e quant’altro. Invece la sinistra tace. Nessuna inginocchiata, nessuna marcia ma un silenzio assordante.

A rompere questo silenzio, ecco arrivare la notizia che tutta l’informazione allineata aspettava per ridare fuoco alle micce. Liberato Patrick Zaki, il giovane studente egiziano dell’Università di Bologna incarcerato per 22 mesi. Un bel segnale di libertà accompagnato da roboanti squilli di trombe. Ecco tutte le prime pagine che non avevano trovato spazio per Davide Giri, accogliere in pompa magna il rimpatrio di Zaki. Tutte le vicende sono importanti ma mai come in questa settimana abbiamo capito che per il mainstream, alcune lo sono sempre più di altre.

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