Berlusconi scrive all’amico Rotondi. E tesse le lodi della “straordinaria esperienza politica della Dc”

mercoledì 15 Dicembre 18:01 - di Eugenio Battisti

Berlusconi al Quirinale “è una scelta possibile e doverosa”. Parola di Gianfranco Rotondi impegnato a Milano per la presentazione del suo libro “La variante Dc“. Un feeling che il Cavaliere, costretto a dare forfait all’evento, conferma con una lunga lettera di saluto all’amico Gianfranco. Il democristiano di Forza Italia che sogna Berlusconi al Colle e prevede un derby tra il leader azzurro e un ‘campione’ di centrosinistra. Forse Romano Prodi.

Berlusconi dà forfait alla presentazione de “La variante Dc”

“Mi dispiace che le circostanze non mi consentano di partecipare alla presentazione del tuo libro, come avrei voluto fare”. Comincia così il saluto di Berlusconi. Che ieri ha disertato all’ultimo momento la presentazione dell’ultimo libro di Vespa sul fascismo. C’è chi ha attribuito la doppia assenza allo stato di salute. Chi invece propende per una “malattia diplomatica”  in vista della partita del Colle. Che gli suggerirebbe di mantenere un low profile. Evitando di esporsi troppo con la stampa. “È un libro che ho letto con grande interesse”, scrive il Cavaliere. Sottolineando che il volume racconta una delle stagioni più importanti della storia italiana. Il declino della Democrazia Cristiana come soggetto politico organizzato. “Con la sua storia, i suoi simboli, i suoi assetti politici e organizzativi. E insieme descrive il permanere di tanti aspetti che sono in diverso modo riconducibili a quella storia”.

Il saluto del Cav a Rotondi: “Grande rispetto per l’esperienza storica democristiana”

Oltre al cambio di sistema elettorale, Berlusconi passa in rassegna le cause della fine del partito Stato. La caduta del Muro di Berlino, i procedimenti giudiziari di Mani Pulite, la fine del collateralismo della Chiesa. “Tutti elementi che non rendevano possibile continuare quell’esperienza storica straordinaria”. Alla quale l’ex premier invita tutti a guardare con rispetto. “Perché ha consentito a tutti noi di vivere in un Paese libero e prospero dell’Occidente. Per questo trovo affascinante, un po’ avventuroso,  quello che fai nella seconda parte del tuo libro”, scrive  Berlusconi. Il tentativo di Rotondi  di cercare quanto c’è di democristiano c’è nella politica di oggi. “È un tentativo legittimo e non solo una provocazione intellettuale”. Berlusconi, orgoglioso di rappresentare in Italia la grande famiglia del Ppe,  individua la migliore eredità della Democrazia cristiana nella capacità di ricucire un  Paese lacerato dalla guerra e dalla contrapposizione del 1948″. Del bipolarismo, nato con la  fine della Dc,  parla come di un bene per la nostra democrazia. Anche se con qualche difetto. “Troppo a lungo basato sulla demonizzazione dell’avversario. Considerato come un nemico da distruggere”. Quindi Berlusconi rivendica l’appartenenza comune agli stessi valori cristiani e liberali che sono alla base di Forza Italia. E sul finire il tono si fa ecumenico.  I “nostri modelli”, assicura il Cavaliere, “sono le grandi figure cristiano-democratiche. De Gasperi, Adenauer, Schuman. Che sono stati i padri fondatori del grande sogno europeo. Tanto più questi valori sapranno unire il Paese, andando al di là delle differenze politiche, quanto migliore sarà il futuro per tutti noi. E per il Paese che amiamo“.

 

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