Altro che “franchi tiratori”. Nella partita del Quirinale il vero rebus è il “fattore Omicron”

martedì 28 Dicembre 10:05 - di Valerio Falerni
Omicron

Si fa presto a dire: Quirinale. Una sola parola, vero. Ma non così facile da pronunciare in tempi incerti come gli attuali. Sopratutto se al palazzo che fu dei Papi e dei Re e che oggi ospita il Presidente della Repubblica abbiniamo la parola “elezione“. Già, messa così sembra il classico conto senza l’oste. Che nel nostro caso ha le microscopiche fattezze del virus nella sua ultima versione di variante Omicron. Secondo Repubblica, che vi ha dedicato un informatissimo servizio, la recente mutazione del Covid sembra destinata ad incidere non poco sui già precari equilibri politici a base della scelta del successore di Mattarella. È una questione di numeri, e scusate se è poco.

Omicron minaccia di falcidiare la presenza dei Grandi elettori

La Costituzione dice che nelle prime tre votazioni occorre una maggioranza dei due terzi mentre dalla quarta si scende a quella assoluta, fissata a quota 505. La convocazione dei 1005 Grandi elettori (945 parlamentari integrati dai delegati regionali) è prevista intorno al 20 gennaio. Più o meno lo stesso periodo in cui – secondo la stima di Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza – la curva del contagio Omicron toccherà 100mila italiani al giorno. E siamo al punto: quanti onorevoli ne resteranno colpiti? La previsione è statistica e quindi basata sul calcolo delle probabilità. Se la previsione di Ricciardi cogliesse nel segno, si potrebbe arrivare anche ad un 30 per cento di Grandi elettori messi fuori combattimento dal virus, con il risultato di vanificare sia gli sforzi tanto di sostenitori di larghe intese quanto i fautori di maggioranze ristrette.

Nessun calcolo sarebbe possibile

Con un numero così grande (e trasversale) di assenti ogni calcolo andrebbe infatti a farsi benedire. Una fuga tanto massiccia dal catafalco (così si chiama il seggio parlamentare in cui si vota per il Quirinale) è un’inedito assoluto. Finora, infatti, i voti preventivati e non riscontrati nell’urna non riguardavano gli assenti bensì i franchi tiratori. «Nella Dc rientravano nella soglia fisiologica del 10 per cento», ha spiegato il centrista Lorenzo Cesa ad un attentissimo Silvio Berlusconi nel corso dell’ultimo vertice del centrodestra. Era il fuoco amico, che ha accompagnato come salve di cannone ogni elezione del Quirinale. Con Omicron è tutta un’altra storia. Qui di “amico” c’è ben poco. Un motivo in più per rendersi conto che mai questa volta la strada che ascende al Colle richiede più fortuna che saper contare.

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