Addio a Lina Wertmuller, Oscar alla carriera. “Il Pci mi deluse, ero di sinistra solo per stare nel giro giusto”

giovedì 9 Dicembre 13:38 - di Marta Lima

E’ morta Lina Wertmuller, una delle più straordinarie registe italiane, 93 anni, spentasi nella sua abitazione romana. Al secolo Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, era nata nella capitale il 14 agosto 1928. Origine aristocratiche e svizzere, sposata allo scenografo Enrico Job, è stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar, nel 1977, come migliore regista (ma anche per il miglior film straniero e migliore sceneggiatura) per ‘Pasqualino Settebellezze’. Solo nel 2020 le è stato assegnato il Premio Oscar alla Carriera.

Lina Wertmuller e la sinistra che l’aveva delusa

Lina Wertmüller, qualche anno fa, al Corriere della Sera, aveva  racconta di essersi allontanata dal Pci nel 1956, dopo i fatti dell’Ungheria. Essere di sinistra, dice, «era, ed è stata per cinquant’anni, una moda culturale, ma anche una necessità per fare parte del giro giusto. Facevano eccezione Ermanno Olmi, che era ed è cattocomunista, Pupi Avati, cattolico senza etichette e Franco Zeffirelli, che è così bravo da non avere mai avuto bisogno di nessuno. Gli autentici militanti erano pochi: il produttore Nello Santi era stato eroe della Resistenza, poi dirigente del Cln, il comitato di liberazione nazionale, realizzò il grande Salvatore Giuliano; Gian Maria Volontè era un uomo vero, impegnato sul serio nelle battaglie politiche, Carlo Ponti era di famiglia socialista. Era democristiano nel cuore il grande Alberto Sordi, onesto e buono, che ha scritto nel testamento la dimostrazione della sua generosità, anche se qualcuno dice: ha lasciato tutto in beneficenza per paura dell’Inferno. Povero Alberto, e se anche fosse? Tutti gli altri, a parte Giorgio Albertazzi, votavano socialista o comunista. E pazienza se erano stati, come Dario Fo, ragazzi fascisti. In Italia si fa tutto sempre contro, siamo extraparlamentari di centro».

La vita intensa e una carriera sfavillante

Le amicizie e gli incontri nella vita della Wertmuller si riveleranno indispensabili e fondamentali per la sua carriera. Sui banchi di scuola conosce Flora Carabella che, qualche anno più tardi diventerà la moglie di Marcello Mastroianni (con lui e Sophia Loren girerà nel 1978 ‘Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici’, pellicola che vanta il guiness dei primati come titolo più lungo nella storia del cinema), tra i suoi attori-icona accanto a Giancarlo Giannini.

Ancora adolescente la giovane Lina frequenta il mondo del cinema e del teatro, si iscrive all’Accademia Teatrale diretta da Pietro Sharoff, anima un teatro di burattini, collabora all’inizio con Guido Salvini, Giorgio De Lullo, Garinei e Giovannini, lavora in radio e televisione, firma la prima Canzonissima e il ‘Giornalino di Gian Burrasca’ con Rita Pavone protagonista in abiti maschili. La sua prima apparizione sul grande schermo è del 1953 nel ruolo di segreteria di edizione con ‘… e Napoli canta!’ di Armando Grottini, seguirà poi ‘La dolce vita’ felliniana come aiuto regista. Il vero esordio è targato 1963 con ‘I basilischi’, girato tra la Basilicata e la Puglia, Vela d’argento al Festival di Locarno, mentre nel ’68 sotto un ‘nom de plume’ (Nathan Witch) dirige un western all’italiana ‘Il mio corpo per un poker’ con un’affascinante Elsa Martinelli.

Nella seconda metà degli anni ’60 l’incontro con Giancarlo Giannini. Un matrimonio artistico perfetto, un sodalizio irripetibile foriero di trionfi, ovunque nel mondo (‘Mimi metallurgico ferito nell’onore’, ‘Film d’amore e d’anarchia’, ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, ‘Pasqualino Settebellezze’, ‘La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia’). Al suo attivo oltre 30 film anche come sceneggiatrice accanto a Sergio Sollima (‘Città violenta’), Pasquale Festa Campanile (‘Quando le donne avevano la coda’, ‘Quando le donne persero la coda’), Franco Zeffirelli (‘Fratello Sole, sorella Luna’), Enrico Maria Salerno (‘Nessuno deve sapere’) e serie, corti e film tv, tra i quali ‘Il decimo clandestino’, ‘Francesca e Nunziata’, ‘Roma, Napoli, Venezia… in un crescendo rossiniano’. Nel suo lungo carnet anche la Radio, prosa e varietà, (‘Prova generale’, ‘Un Olimpo poco tranquillo’, ‘La dolce vitaccia’)

Il cinema si trasforma in una palcoscenico dove denunciare e affrontare con coraggio temi politici, come quello del terrorismo (‘Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada’), ma anche per ‘dipingere’ affreschi storici (‘Fernando e Carolina’). E intanto Lina Wertmuller riscopre un’altra grande passione, la lirica. Incursioni rare, ma non passate inosservate. ‘Carmen’ al San Carlo di Napoli per l’inaugurazione della stagione 1986-87, ‘Bohème’ all’Opera di Atene nel 1997 accanto a diverse sceneggiature e regie teatrali che portano la sua firma.

Tra i riconoscimenti, oltre all’Oscar alla Carriera, il Premio Flaiano alla carriera (2008), il Globo d’oro alla carriera (2009), il David di Donatello alla carriera (2010), il cavalierato di gran croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. E’ stata insignita, inoltre, di due cittadinanze onorarie, dai comuni di Napoli e Minori. Lina Wertmuller Lascia un’eredità non solo artistica, ma di pensiero e di vita. In una intervista aveva dichiarato: “Più di quello che è stato, mi piace pensare a quello che farò. Forse un altro film, ho tanti progetti in cantiere, e magari un’altra autobiografia. Lavoro e scrivo sempre, ogni giorno, perché la chiave di tutto è sempre lì, nella storie”. Un testamento anche per le nuove generazioni.

Il look innovativo e lo sguardo irridente

Capelli corti, anzi cortissimi alla garconne, occhiali bianchi squadrati, dietro uno sguardo limpido e irridente. Gli unici tratti glamour, l’unico vezzo, un segno distintivo e personalissimo firmato Ottica Vasari alla metà degli anni ’80. Mai un eccesso vestamentario per Lina Wertmuller, la grande regista scomparsa oggi a Roma all’età di 93 anni, piuttosto sobria nei suoi abiti, pull a collo alto tinta unita e lunghe collane di pietre dure.

E aveva confessato per i suoi ’90 anni ad un quotidiano italiano: “Un colpo di fulmine l’amore per gli occhiali bianchi. Solari, balneari, regalano subito un clima di festa. Fanno parte del mio arredamento personale. Ne ordinai 5mila paia in una fabbrica. Era l’ordine minimo, ma li pagai a rate”. E ‘Dietro gli occhiali bianchi’ è anche il documentario che Valerio Ruiz, suo aiuto regista e stretto collaboratore, ha presentato per il 90esimo compleanno della prima donna candidata ad un Oscar nel 1977 per la regia di ‘Pasqualino Settebellezze’.

E lo stesso Ruiz per gli occhiali indossati da Lina Wertmuller parla di ‘immagine-maschera’ dietro la quale si scoprono, a volte, aspetti celati della sua personalità. Occhiali come metafora di vita per nascondersi, occultare, ma anche “per guardare un mondo che forse non era che nel suo cuore”, come aveva ricordato Anna Fendi.

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