Sergio Rizzo svela il retroscena «grottesco» del suo addio a “Repubblica”: qual è stato l’«aut aut»

venerdì 12 Novembre 15:17 - di Eleonora Guerra
sergio rizzo

Messo di fronte a un «aut aut» con una email. Sergio Rizzo, ennesima firma di spicco che ha lasciato Repubblica nelle ultime settimane, ha spiegato in un’intervista le ragioni dell’addio al giornale di cui era vicedirettore. E lo ha fatto non risparmiando bordate alla proprietà e al direttore, Maurizio Molinari, del quale ha detto che gli fa «tenerezza».

La cassa integrazione comunicata con un’email

Intervistato da Luca Telese su Tpi, l’autore, tra l’altro, insieme a Gian Antonio Stella, del libro La Casta, ha raccontato che il 29 settembre si è visto recapitare un’email nella quale c’era scritto: «Caro Sergio, da novembre sei in cassa integrazione a mille euro». E di fronte a un messaggio del genere, ha commentato, «ti resta poca scelta», soprattutto perché è stata l’unica comunicazione arrivata dai vertici del quotidiano: nessuno, ha riferito ancora Rizzo, lo ha chiamato.

L’«aut aut» di Repubblica a Sergio Rizzo (e altri 53 giornalisti)

La cassa integrazione era legata al prepensionamento. Nel merito Rizzo ha chiarito che lui, in realtà, aveva i requisiti per il pensionamento, quindi si è chiesto il perché della procedura. Ma più del merito, è stato il metodo a spingerlo verso le dimissioni. «Un’azienda in crisi ha il diritto di cercare tutte le soluzioni possibili, anche se sui prepensionamenti a carico dello Stato ci sarebbe molto da dire. Ma c’è modo e modo», ha detto, chiarendo di aver chiesto spiegazioni all’azienda nella lettera di dimissioni, ma che di fatto quel messaggio, per lui e per altri 53 colleghi, era stato un «aut aut: prendere o lasciare».

Il messaggio agli Elkann

Rizzo ha lasciato. E, nel corso dell’intervista a Tpi, ha mandato a sua volta un messaggio. «Vorrei dire agli Elkann: “Se volevate smontare un giornale potevate comprarne un altro. Era meno fatica”. I giornali che hanno fatto la storia sono dei loro lettori, non di chi acquista un pacchetto azionario», ha sottolineato, mentre parlando di Molinari si è detto «deluso» per il fatto che non gli avesse fatto «nemmeno una telefonata».

E quello al direttore: «Un epilogo grottesco»

«Mi avesse chiamato per dirmi “Sergio, mi spiace, l’azienda è in crisi. Visto che puoi andare in pensione, lo fai?” sarebbe bastato. Invece c’è stato un epilogo grottesco», ha raccontato Sergio Rizzo, svelando che, mentre il direttore precedente, Carlo Verdelli, dietro la sua scrivania aveva le palla di neve che gli regalava il figlio dopo ogni viaggio, «cartoline d’amore padre-figlio», Molinari «ha tante sue foto con i grandi del mondo». «Se ti metti la foto con Obama dietro, ma poi non hai coraggio di guardare negli occhi chi mandi via, fai tenerezza», ha concluso Rizzo, che solo l’ultimo dei vari nomi illustri che ultimamente hanno lasciato la testata, da Federico Rampini a Curzio Maltese.

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