Addio a Gian Piero Galeazzi: gli Abbagnale, il tennis e quelle telecronache entrate nella storia (video)

venerdì 12 Novembre 13:31 - di Guido Liberati
Gian Piero Galeazzi

È morto all’età di 75 anni il popolare giornalista romano ed ex canottiere azzurro Gian Piero Galeazzi.
La sua voce ha scandito le imprese dei fratelli Abbagnale, in quello che era stato il suo primo amore, il canottaggio. Ma dal tennis al calcio, le sue telecronache hanno accompagnato milioni di tifosi.

Nato a Roma il 18 maggio 1946, Gian Piero Galeazzi ha legato la sua vita allo sport, prima praticandolo – vinse il campionato italiano nel singolo di canottaggio nel 1967 – e poi raccontandolo.


Galeazzi: dal canottaggio praticato alle cronache

Entrato in Rai da giornalista sportivo, fu subito inviato alle Olimpiadi del ’72 a Monaco per poi passare in tv a occuparsi delle telecronache. ‘Bisteccone’, questo il soprannome che gli venne affibbiato per la sua mole, si divideva fra tennis e canottaggio, concedendosi anche qualche sortita come inviato per “La Domenica Sportiva” nei big match di serie A. Galeazzi fu anche inviato Rai per l’incontro di Reykjavik fra Gorbaciov e Reagan nel 1986 e passò poi a condurre trasmissioni storiche come “90° Minuto”, oltre a cimentarsi su altri palcoscenici, dal Festival di Sanremo a Domenica In, facendo anche da doppiatore per “Space Jam”, il film con protagonista Michael Jordan. Tifoso della Lazio, da anni combatteva contro una grave forma di diabete.


Quando raccontò al Corriere: “Da giovane ero di destra”

In un’intervista a Claudio Sabelli Fioretti su Sette del Corriere, nell’aprile 2004, Bisteccone raccontò anche delle sue simpatie politiche.  «Da ragazzo ero di destra. All’università sono finito a sinistra. Poi ho votato Berlusconi ma ora, dopo la guerra in Iraq non so». Galeazzi spiegava anche le ragioni della scelta per il centrodestra.  «Sulla brezza di ciò che era successo con Mani Pulite e compagnia. Mi sono detto: vediamo ’sto milanese se veramente ha chiaro in Italia il meccanismo burocratico. Invece Berlusconi vale come manager ma politicamente ama vincere da solo, capisci?». Una osservazione che, riletta 17 anni dopo, fa capire che Galeazzi poteva fare carriera anche come cronista politico.  


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