Saviano, il moralizzatore che predica odio e non se ne vergogna: la triste parabola dello scrittore rosso

sabato 6 Novembre 9:49 - di Hoara Borselli

Il moralizzatore che predica l’odio. Un titolo che potrebbe essere la sintesi perfetta di Saviano, lo scrittore che pare aver smarrito il senso del reale, che sembra aver abnegato quella che è stata la sua linea etica filosofeggiante per anni. Il para-guru della sinistra progressista e dei radical chic, ha perso definitivamente la retta via, la sua altalenante morale si scontra con la macchina del fango che lui stesso crea in un paradosso kafkiano così ben definibile in ogni sua uscita comunicativa.

Siamo a fine 2020 quando lo stesso Saviano annuncia e rinnega se stesso come il discepolo prediletto nel Vangelo. Ed è lui stesso ad ammetterlo. Non solo odio contro i nemici, nascosto in malo modo in questi anni, ma anche verso quelli che considera finti amici che tramano nell’ombra contro di lui. È un odio viscerale quello che esterna i quell’intervista, sue le parole: ‘Io, per esempio, sento di odiare tantissimo. Devo disciplinarmi per non far emergere in pubblico un odio che provo in modo assoluto in un clima fuori dagli schemi precostituiti del buonista puro.
Frasi che esemplificano bene la nuova condotta morale dello scrittore, un nausebondo panegirico di intolleranza dove arriva ad affermare: ‘Io odio chi mi ha fatto del male. Odio quelli che stanno dalla mia parte ma poi mi pugnalano alle spalle perché mi detestano. Li odio profondamente, personalmente. Devo lavorare per andare oltre, perché questo odio mi delegittima, corrompe le mie parole e il mio impegno, corrode me stesso. Ma non credo la strada da seguire sia la gentilezza. È ora dire basta: basta con il mondo mediatico che ospita il peggio, con giornali che hanno fatto cose ignobili, dossieraggio e istigazione al razzismo, che hanno perso qualsiasi autorevolezza ma vengono tenuti al tavolo perché deve esserci tutto, anche la quota della merda».

Queste le parole dello scrittore venerato quasi come un dio dall’intellighenzia rossa, il moralista senza morale che impartiva lezioni di civiltà. Questo il Saviano che poco tempo dopo questa intervista è giunto allo scranno di Piazza Pulita in un faccia a faccia con Corrado Formigli.
L’argomento al centro della puntata erano gli arrivi irregolari e i naufragi nel Mediterraneo. Un momento di violenza televisiva in cui lo scrittore ha sciorinato i suoi insulti mediatici carichi di quell’odio preannunciato ‘ma viene solo da dire bastardi. A Meloni, a Salvini, bastardi, come avete potuto?’ A “Piazza pulita” inizia e persegue il suo show dell’odio. La reazione della Meloni a quelle parole è stata immediata e tramite i social rispondeva alle accuse: “Sono stufa di assistere a questo disgustoso sciacallaggio da parte di Saviano. Per voi è normale che a questo odiatore seriale sia consentito diffamare (senza contraddittorio) chi non è in studio?”.
Quelle parole, oggi sono pietre. Lo scrittore andrà a processo per diffamazione. Non contento ha pensato di pubblicare un altro video social per commentare il rinvio a giudizio, ribadendo il suo livore, minacciando con frasi che lui stesso condanna ‘non vi mollo… Continuerò a fare luce sulla propaganda razzista” che serve per fare “abbaiare la canea degli elettori delusi” dando dei cani agli elettori di area sovranista.
Se questo è un uomo, per citare il titolo di un libro che Saviano conoscerà bene e che ne rappresenta il difetto di verità. La doppia morale dell’insulto da chi si erige a sostenitore del DDL Zan, che aveva una delle sue ragioni d’essere proprio contro i reati d’odio verso le persone.
Nel caotico fango di una finta retorica buonista, il sommo Saviano cade nella più bieca provocazione dove alla fine rimane solo la demagogia di un accecato odio.
L’odio di uno solo.

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