Rissa a sinistra: Conte non vuole Renzi: «Con lui il campo largo diventa un campo di battaglia»

martedì 30 Novembre 11:52 - di Valerio Falerni
Conte

Tutto si può dire di Giuseppe Conte tranne che difetti di quella gommosità utile, nei momenti difficili, a far rimbalzare critiche e perplessità. Tanto piò ora che le une e le altre gli arrivano addosso come se piovesse. Segno palpabile che la guida del M5S è più sfibrante di quella del governo. Ma ha voluto lui la bicicletta, e ora gli tocca pedalare. In quale direzione non è però ancora dato capire. Né aiuta in tal senso l’odierna intervista rilasciata al Corriere della Sera. Non che manchino spunti, tutt’altro, ma è difficile assemblarli in un quadro coerente. Aperturista verso il centrodestra sul Quirinale, chiusurista sul «campo largo» di Enrico Letta e più che possibilista sul ripristino di un sistema elettorale proporzionale con barrage al 5 per cento.

Conte intervistato dal Corriere della Sera

In verità, miscelando il tutto, una traccia coerente s’intravede e conduce a Matteo Renzi. L’obiettivo di Conte è fargli pagare la caduta del suo governo e il conseguente avvento di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Gli indizi sono tre, sufficienti cioè – a detta di Agatha Christie – a diventare prova. Il primo: cercare l’intesa con centrodestra sul Quirinale, significa sottrarre al leader di Italia Viva il ruolo di pontiere verso quell’area. Secondo: bocciare il «campo largo» di Letta dicendo che estendendolo troppo (Iv e Azione) diventa un «campo di battaglia» significa “no” all’alleanza con Renzi. Terzo indizio, infine: la legge elettorale con sbarramento al 5 per cento serve a cancellare la sigla di Iv dal novero dei partiti.

Nel M5S cresce la fronda contro Giuseppi

Troppo anche per un tipo paziente come Letta, cui i sondaggi impongono di non scartare neppure lo zerovirgola per poter almeno coltivare la speranza di battere «le destre». Dal canto suo Conte sa che non può tirare troppo la corda, ma vi è costretto dalla necessità di fugare il sospetto di «subalternità» al Pd. È una preoccupazione che riecheggia anche nell’intervista e che l’ex-premier deve scrollarsi di dosso se non vuole riconsegnare il MoVimento al già rimpianto Di Maio. Conte si muove su un viottolo che può restringersi fino a diventare cieco. In tale contesto, la testa di Renzi rischia di apparire come obiettivo troppo personale per ridare slancio alla propria leadership. Di certo non basterebbe a convincere un sempre più riluttante e riottoso M5S a seguire il suo presunto capo verso un destino ignoto a tutti, lui compreso.

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