Nomine Rai, i 5Stelle tornano all’attacco: lottizzazioni decise a tavolino da Palazzo Chigi

mercoledì 24 Novembre 19:29 - di Redazione

L’esclusione dalla partita delle nomine Rai brucia. Dopo l’altolà di Conte (mai più in Rai) seguito da quello che sarcasticamente Beppe Grillo definisce un penultimatum, i 5Stelle tornano all’attacco. L’occasione ghiotta viene dall’audizione dell’amministratore delegato Carlo Fuortes. Chiamato a fare chiarezza  dopo le polemiche del Cdsa sul pacchetto di nomine alla guida dei Tg delle testate di viale Mazzini. L’ad Rai ha ribadito di essersi attenuto, insieme all’azienda, alla legge e allo Statuto. “All’interno di molte interlocuzioni che ho avuto sulle nomine  – ha detto Fuortes –  ho avuto anche interlocuzioni con rappresentanti dei partiti politici. Credo sia doveroso considerando il tipo di Statuto e di legge a cui dovevo attenermi“.

Nomine Rai, i 5Stelle tornano all’attacco

Nel mirino dei grillini c’è il premier Draghi, il vero regista – sostengono -dell’intera operazione spartitoria. Che ha tenuto fuori il movimento che fu anti-casta. “In merito alle recenti nomine, abbiamo ascoltato ieri, da parte dell’ad e della presidente Rai, riferimenti ai componenti del Cda della Rai che vengono eletti dal Parlamento. È chiaro che il vostro sia un mestiere difficile. Ma per queste nomine si poteva fare meglio e di più”. Parola di Primo Di Nicola,  vicepresidente pentastellato della commissione Vigilanza Rai e di Sabrina Ricciardi capogruppo dei 5Stelle in Commissione.

“Dalla lottizzazione dei partiti a quella decisa da Palazzo Chigi”

“Con un gradimento quasi plebiscitario ottenuto per il mandato come vertici dell’azienda, questa governance avrebbe potuto fare nomine davvero in totale autonomia. Invece è stato fatto un salto nel buio. Dalla lottizzazione partitica a una lottizzazione che sarebbe stata delegata addirittura a Palazzo Chigi. Se le notizie emerse fossero confermate, si sarebbe deciso di consegnare la Rai al governo”. Non il Parlamento e dunque le forze politiche come prevede la legge ma il capo del governo. Sarebbe stato l’ex governatore della Bce, come per altri dossier divisivi per la maggioranza, a trovare la quadra. Che ridisegna gli equilibri interni al servizio pubblico, destinato a provocare ripercussioni nel Palazzo. Anche Dagospia, solitamente ben informato,  è convinto che sulle caselle Rai abbia deciso tutto SuperMario. Anche il Pd avrebbe ingoiato i nomi decisi direttamente dal premier.

Già alla vigilia della votazione sul pacchetto di nomine, Movimento 5Stelle aveva sollevato accuse indignate e polemiche. Denunciando di essere stato escluso dai giochi pur essendo in maggioranza. Un’accusa surreale per un partito che ha fatto della guerra alle lottizzazioni e alle interferenze della politica nel servizio pubblico la sua bandiera.

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