Meloni: «Mai provato afflato per il fascismo. Come Gramsci diffido degli “indifferenti”»

giovedì 4 Novembre 17:09 - di Giorgia Castelli
Meloni

«Devo ammettere di aver sempre percepito una grande suggestione per la Giovane Italia. Ma non solo e non tanto quella di cui scrivono gli autori, quanto per la sua ispiratrice, certamente più nota e celebrata. Quella descritta e guidata da Giuseppe Mazzini». Lo scrive Giorgia Meloni, presidente di FdI, nella prefazione al libro di Adalberto Baldoni e Alessandro Amorese I ragazzi del ciclostile – La Giovane Italia, un movimento studentesco contro il sistema (Eclettica Edizioni), dedicato all’associazione degli studenti medi che, negli anni Cinquanta e Sessanta, aderivano ai valori della destra italiana.

Meloni, prefazione al libro di Baldoni e Amorese

«Ma come si fa – sottolinea – a non innamorarsi perdutamente di quei giovani poeti guerrieri che fecero l’Italia durante il Risorgimento? Talvolta immolandosi per la loro e la nostra causa. Non fu un caso dunque se questo fu anche il nome scelto dai giovani di destra, non solo missini, degli anni ’50, per dare una casa ai propri sogni ribelli. Un luogo ideale fatto di italiani che si battevano per l’integrità della nazione, o contro il comunismo, durante gli anni in cui sembrava fosse un destino ineluttabile per la nostra patria. Italiani che riempivano le strade e le piazze con le grandi manifestazioni per l’italianità di Trieste e dell’Alto Adige, o per la libertà dell’Europa con le proteste contro le invasioni sovietiche di Budapest del 1956 e di Praga del 1968, la costruzione del Muro di Berlino e i regimi del “socialismo reale” dell’Est europeo».

«Italiani che, in un impeto di generosità e di solidarietà, sono subito accorsi in aiuto delle popolazioni colpite dalle alluvioni del Polesine e di Firenze nel 1966. Italiani, spesso neppure maggiorenni, che nello stesso tempo vivevano una quotidianità fatta di giornali studenteschi per denunciare anche l’inadeguatezza delle strutture didattiche, la faziosità dei testi scolastici e la mancanza di insegnanti. Alcuni di loro hanno avuto ruoli prestigiosi nell’ordinamento repubblicano nazionale. Altri, purtroppo, sono caduti sotto i colpi della violenza terroristica. La maggior parte, più semplicemente, ha partecipato in un dato momento della propria vita ad un movimento politico fecondo di idee e passioni. Conservandone il ricordo per il resto dell’esistenza. Ma il ricordo si sa, prima o poi affievolisce. Per questo ci sono i libri, quelli di Adalberto Baldoni, di Alessandro Amorese».

Meloni: «Ho iniziato a fare politica a 15 anni»

La leader di FdI sottolinea: «Come alcuni sanno già, ho cominciato a “fare politica” a 15 anni, sull’onda emotiva della rivolta popolare contro le stragi di mafia del ’92. Dopo qualche anno, nell’estate 1996, si sarebbe chiuso il capitolo del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile che aveva raccolto il testimone dalla Giovane Italia nel 1971. Di lì a breve, parallelamente al passaggio dal Msi ad An, sarebbe nata Azione Giovani, terzo capitolo di questa storia politica. E del nuovo movimento sarei stata militante, dirigente e presidente per molti anni».

«Sarò sempre riconoscente – prosegue Giorgia Meloni – a questa esperienza di vita e politica. Anche se mi ha tolto molto, lo riconosco. Probabilmente non ho avuto la stessa spensieratezza di molti miei coetanei. Ma fa niente. È stato un viaggio estremamente formativo, che malgrado l’asprezza di contrapposizioni anche violente, mi ha aiutato a riconoscere nell’altro da me un ragazzo o una ragazza di cui avere grande rispetto. Indipendentemente dal colore politico».

«Da allora, come Gramsci, ho cominciato a diffidare degli “Indifferenti”. Non ad odiarli, come lui. Ma a sentirne la distanza. Mentre ancora oggi provo affetto per gli “altri” giovani. Diversi da me per idee, parole e formazione. Eppure accomunati dalla mia stessa sete di giustizia, di bellezza».

«Mai provato afflato per il fascismo»

Infine: «Sorprenderà qualcuno, magari tra i più prevenuti nei miei confronti, ma non ho mai provato alcun afflato per il fascismo. Mentre sento di averlo sempre avuto forte per i reietti, gli sconfitti. Per quelli che hanno mantenuto la propria coerenza, anche quando avevano tutto da perdere. E certamente ho sempre riconosciuto una comunanza di ideali con i giovani che scelsero la parte destra del campo nel dopoguerra italiano. Soprattutto per coloro che pagarono con la vita tale scelta».

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