Meloni: «Draghi riveda i patti con la Cina, è in gioco la sopravvivenza della nostra civiltà» (video)

lunedì 22 Novembre 14:16 - di Luciana Delli Colli
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Ricordare che una cosa sono «gli alleati», altra cosa sono «i partner» e che Pechino, con il suo disegno egemonico, può far parte dei secondi, ma non è fra i primi. È l’avvertimento che arriva dalla due giorni di studi sulle influenze della Cina in Italia e in Europa, “Countering China’s influence in Europe and Italy”, organizzata per oggi e domani dalla Fondazione Farefuturo in collaborazione con l’International Republican Institute-Iri e il Comitato Atlantico Italiano, al quale hanno partecipato tra gli altri, il presidente di Farefuturo e presidente del Copasir, Adolfo Urso, e, con un videomessaggio, la leader di FdI, Giorgia Meloni.

Meloni: «Draghi ridiscuta gli accordi con la Cina»

Nella relazione con la Cina, ha avvertito Meloni, «la sfida non è solo economica o geopolitica, ma investe i valori dell’Occidente», che «sono messi in discussione». Dunque, bisogna leggere con grande attenzione le azioni di questa «superpotenza che ambisce ad avere dimensioni globali» e che si muove con una logica «imperiale», esercitando il «soft power» e la sistematica penetrazione «commerciale, culturale, tecnologica». Meloni quindi ha anche chiesto al governo Draghi «che vengano ridiscussi gli accordi» con Pechino sulla cosiddetta Nuova via della seta.

In ballo c’è «la sopravvivenza della nostra civiltà»

Quello che c’è in ballo, ha sottolineato Meloni, attiene non alla «supremazia», ma alla «sopravvivenza della nostra civiltà, dei nostri diritti fondamentali». L’Occidente «rischia di perdere la leadership», è stato quindi l’avvertimento di Meloni, che parlando del ruolo dell’Ue ha detto che «più che di una difesa comune europea c’è bisogno di una difesa degli europei». «Cos’è una forza di intervento rapida di 5mila soldati quando solo l’Italia ne schiera 9mila con le sue missioni internazionali? E come si fa una difesa degli europei senza una vera politica estera europea? E lo si è visto in Libia, dove l’Ue dovrebbe battere un colpo», anziché lasciare l’iniziativa a Russia e Turchia.

Istituzioni occidentali in allerta per il “soft power” cinese

È stato poi Urso a chiarire che «questo meeting, che coinvolge tante Fondazioni e Think tank atlantici, riflette sull’influenza cinese in Italia e in Europa che si manifesta, come hanno recentemente dimostrato sia un report al Congresso americano sia un documento della Commissione europea, anche attraverso il “Soft power”». Un esercizio del potere a bassa frequenza che, ha proseguito Urso, «passa attraverso accordi tra i media, attraverso la presenza dell’Istituto Confucio, come dice la Commissione europea, ramificata nel nostro Paese e in Europa, attraverso accordi universitari e di ricerca e come forme di investimenti economici tanto più se realizzati sulle reti».

Urso: «Anche dal Copasir un faro sui capitali cinesi»

Urso, quindi, ha ricordato che anche il Copasir elaborò due documenti il primo su «5G e sul sistema delle telecomunicazioni e il secondo sugli assetti finanziari e assicurativi del Paese e quindi sugli investimenti in Italia». E in entrambi casi «accese un faro» sulla presenza dei capitali cinesi. «È giusto – ha proseguito il presidente di Farefuturo e del Copasir – che ci sia la consapevolezza che una cosa sono gli alleati, con cui condividiamo valori di fondo, valori sulla persona, le libertà e il rispetto, un’altra sono i partner, come la Cina e altri, con cui sviluppare una partnership paritetica, ma attenti a non diventare oggetto di quella influenza che agisce su vari ambiti».

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