Biden prova a fare Trump con la Cina: 3 ore di colloquio, dai diritti umani all’economia

martedì 16 Novembre 10:48 - di Paolo Lami

Joe Biden prova a fare Trump con la Cina di Xi Jinping ma il presidente cinese non sembra intimidito dalla voce grossa che fa  Sleepy Joe nel tentativo di imitare il suo predecessore repubblicano alla Casa Bianca replicando i successi ottenuti dal tycoon con la Corea del Nord del pittoresco Kim Yong-un. Ma Biden non è Trump. E Xi Jinping non è Kim Yong-un.

Biden e Xi Jinping si ritrovano in videoconferenza per discutere di tanti temi, sia di politica estera, che di diritti umani, – la Cina contesta l’uso dei diritti umani come mezzo per interferire negli affari interni di un Paese – sia di questioni energetiche che di aspetti economici e commerciali.

Sul tavolo, intanto, la situazione spinosa della regione. E Biden ha ribadito che gli Stati Uniti “si oppongono fortemente agli sforzi unilaterali” della Cina “di cambiare lo status quo o di indebolire la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan“.

La Cina, ha replicato Xi Jinping, “sarà costretta a misure decise” se le forze indipendentiste di Taiwan supereranno “la linea rossa“.

Secondo il presidente cinese c’è una sola Cina nel mondo, Taiwan fa parte della Cina ed il governo della Repubblica popolare cinese è l’unico governo legale che rappresenta la Cina.

“Abbiamo pazienza – ha ammonito Xi, sottolineando che la riunificazione con Taiwan è condivisa da tutti i figli e le figlie della nazione cinese – Lavoriamo per la prospettiva di una riunificazione pacifica con la massima sincerità ed il massimo sforzo. Detto questo – ha messo in guardia il presidente cinese – se le forze separatiste per ‘l’indipendenza di Taiwan‘ ci provocheranno, forzeranno la nostra mano o anche attraverseranno la linea rossa, saremo costretti a prendere misure decise“.

Ma a preoccupare gli Usa anche “le pratiche della Repubblica popolare cinese nello Xinjiang, in Tibet e Hong Kong e sui diritti umani più in generale”.

Si è discusso anche di clima visto il recentissimo fallimento di Cop26.

I due leader hanno quindi affrontato la “natura complessa delle relazioni tra i due Paesi e l’importanza di gestire la competizione in modo responsabile” fissando “paletti di buonsenso per assicurare che la competizione non si trasformi in conflitto e per tenere le linee di comunicazione aperte”. E il presidente cinese ha chiesto all’omologo americano di prendere azioni concrete che confermino le parole di non volere “una nuova guerra fredda” con Pechino.

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