Maturità, il linguista Serianni: “Nessuno tocchi lo scritto di italiano. No alla fuga di fronte alle difficoltà”

martedì 23 Novembre 12:18 - di Redazione
Maturità italiano scritto
Grida vendetta l’idea di una Maturità senza le prove scritte. Dopo le evidenti criticità causate dalla pandemia sull’esame dello scorso anno, ora non sembra ragionevole la petizione – scritta in un italiano claudicante, ironia della sorte- che ha superato le 40 mila firme: dove si chiede al ministro dell’Istruzione di non ripristinare le prove scritte. Una mazzata al merito. E gli insegnanti insorgono. Repubblica ha intervistato Luca Serianni, uno dei più noti linguisti e filologi italiani. Tre anni fa ha guidato lui la commissione per le nuove linee guida dello scritto di italiano. Ora è quindi è una furia. «Non bastano la goffaggine espressiva, e diciamo pure, l’ingenuità della lettera a farmi saltare sulla sedia. Per i ragazzi e le ragazze che hanno lanciato, e firmato, la petizione provo rispetto e simpatia. La loro è una reazione istintiva che comprendo: fuggire davanti alle difficoltà o alle prove che vengono percepite come tali. L’avrebbero avuta anche i loro coetanei cinquant’ anni fa. Ma decisamente non sono d’accordo».

Il linguista Serianni boccia l’idea di abolire il tema di italiano alla Maturità

Si augura un ripensamento Serianni, visto che pare che anche il ministero dell’Istruzione Bianchi si stia facendo convincere sull’addio agli scritti. Sarebbe un venir meno alla qualità della preparazione «Mi auguro un ripensamento: ritengo gli scritti essenziali. Non mi riferisco solo al tema di italiano, ma anche alle seconde prove, come matematica-fisica nei licei scientifici. Non faccio il matematico, ma mi riesce difficile immaginare che una conoscenza avanzata della matematica, come quella a cui arriva in Italia uno studente dello scientifico, possa davvero essere accertata con una domanda all’orale. Oltretutto, un esame che parte con questa semplificazione sarebbe svilito: sarebbe avvertito inevitabilmente da molti degli stessi studenti interessati come un esame di serie B».

Serianni: “Scrivere è fondamentale, un traguardo anche psicologico”

Il ragionamento di Serianni è tutto da sottoscrivere: «Scrivere è fondamentale – dice a Repubblica-. Perché un tema argomentativo, come è quello tipico dell’esame di Stato, allena a capire ciò che si legge e a strutturare il proprio discorso in modo convincente: requisiti fondamentali per i diciottenni che, con la maggiore età, raggiungono un traguardo non solo giuridico, ma psicologico». La prova scritta di italiano, così come è andata configurandosi negli anni «da tempo il tema di italiano non è più fondato sulla conoscenza delle discipline, ma sulla capacità in chi lo svolge di collegare i saperi acquisiti. Anche alla luce delle proprie esperienze e curiosità intellettuali: contano il rispetto dei fondamenti grammaticali e la padronanza di un lessico adeguato, certo. Ma soprattutto l’impostazione e lo svolgimento di un’argomentazione», spiega uno degli italianisti più preparati.

Stress e difficoltà fanno parte della vita

A “terrorizzare” gli studenti, che ne farebbero dunque a meno, è il fatidico detto che «scripta manent: specie da quando l’orale non consiste più in un’interrogazione da parte del docente, che poteva anch’ essa fare paura: saprò rispondere alla domanda?». Una sorta di paura di quel che resta nero su bianco. Il professore stronca anche le giustificazioni date da chi vuole abbandonare gli scritti: ossia non penalizzare e venire incontro agli studenti di terza e di quarta superiore che in questo periodo se la sono dovuta vedere con la Dad. Anche qui i rimedi sono tanti, non certo buttare alle ortiche una prova fondamentale: «Lo capisco bene, ma gli studenti si possono non penalizzare in tanti modi, l’asticella si può anche abbassare. Faccio un esempio di latino: un conto è proporre traduzione e commento di un brano di Tacito;  un altro è proporre Eutropio, un autore della bassa latinità, che scrive in modo molto lineare: in ogni caso, per tradurlo, il latino bisogna saperlo».

Serianni: “Preferirei rimanessero entrambe lo prove scritte”

Serianni minimizza tutte le motivazioni addotte. Per esempio gli studenti sostengono che la prova scritta fornisca loro uno stress pesantissimo. Ma si tratta, in realtà una più generica paura da esame: “Infatti: lo stress viene dall’esame in sé. Ma lo stress fa parte della vita; i ragazzi dovranno pur fare i conti con l’ansia prima di un esame universitario o di un colloquio di lavoro. Meglio allenarsi e vivere l’esame in positivo». Dunque la sua proposta è sensa se e senza ma. Nessuna scorciatoia, nessuna esame “facilitato”.

“Bisognerebbe sentire gli insegnanti”

«Al centro dei nostri sforzi deve esserci la formazione dei ragazzi. Preferirei rimanessero entrambe le prove scritte; poi, se per ragioni politiche, questo non sarà possibile, allora almeno rimanga il componimento di italiano: già previsto non a caso per tutti gli indirizzi scolastici. A parte l’opinione degli studenti, bisognerebbe sentire anche gli insegnanti, molti dei quali non vedrebbero di buon occhio che il lavoro da loro fatto sullo scritto durante l’anno vada vanificato. Se poi qualcuno considera l’esame di Stato un vecchiume da buttar via, non c’è che una strada: riformare la Costituzione, che lo prevede esplicitamente nell’articolo 33. Ma non credo si voglia arrivare a questo». Speriamo di no, sono capaci di tutto.

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