Mario Draghi perde colpi: il premier nel pantano dei decreti attuativi. L’attività legislativa langue

lunedì 8 Novembre 17:34 - di Gabriele Alberti
Draghi

Draghi perde colpi. Dietro i peana intonati quotidianamente si cela una “classifica” non all’altezza degli obiettivi di governo previsti. Il premier rinvia e stralcia i dossier più caldi per andare avanti e rispettare i tempi, ma l’attività legislativa procede a rilento. A settembre e ottobre invece dei 261 provvedimenti attuativi previsti ne sono stati approvati 199. SuperMario perde colpi, è la sintesi di Libero che fa un po’ di conti. In una giornata particolare in cui anche un grande genio calcistico come José Mourunho non è più tanto “Special” per i modesti risultati con la Roma; anche Mario Draghi deve passare attraverso le forche caudine dei numeri: tra obittivi prefissati e obiettivi raggiunti. La classifica non è all’altezza di un top player.

Draghi impantanato, obiettivi non rispettati

“Non ci sono solo le riforme a segnare il passo. Pur di andare avanti sugli obiettivi del Pnrr e sulla manovra Mario Draghi ha cercato finora di disinnescare tutte le mine politiche;  congelando i dossier più caldi. Pensioni, tasse e catasto, per quanto riguarda la legge di bilancio. Balneari, notai e inceneritori per quanto riguarda il decreto concorrenza. In questo modo è riuscito a mettere il bollino a 29 dei target previsti dal Piano di resilienza, che a fine settembre erano ancora fermi a quota 13. Ma la corsa è tutt’ altro che finita – è il ragionamento di Sandro Iacometti su Libero-. Entro l’anno infatti l’asticella deve arrivare a 51:  il che significa portarne a casa altri 22 in poco più di un mese e mezzo”. Non è che sia tanto semplice, visto che c’è la finanziaria di mezzo.

A settembre e ottobre la “macchina” si è inceppata

Il problema riguarda la messa a terra delle leggi, come si dice in gergo per indicare l’operatività di un provvedimento. In una parola, il governo Draghi è ini ritardo sui decreti attuativi. “Il sottosegretario Garofoli si è vantato dei numeri finora raggiunti dal governo Draghi, che dal suo insediamento ha portato a casa 549 provvedimenti”, calcola l’editorialista. Il problema è la tabellina di marcia ad andare a rilento. “Un picco importante, ha spiegato il sottosegretario, è stato registrato a settembre, quanto sono stati attuati 112 decreti. I numeri sono sicuramente rilevanti e superiori agli standard dei precedenti governi. Ma piuttosto che accelerare l’esecutivo sta rallentando”. A settembre e ad ottobre la “macchina ” draghiana si è inceppata. “Il target previsto per il primo mese era di 141 atti (non di 112);  poiché allo stock di decreti arretrati delle precedenti legislature si era aggiunta anche una parte (48) dei provvedimenti attuativi scaturiti dal dl sostegni bis”.

“Draghi seduto in panchina”

Anche ad ottobre la “classifica” registra un ulteriore rallentamento: “i decreti da archiviare in base alle previsioni erano ben 120. In tutto fanno 261 atti. Ai primi di novembre, però, non si è superata la soglia dei 549 provvedimenti. Il che significa, considerato che a fine agosto era stata raggiunta quota 350, solo 199 decreti approvati, 62 in meno di quelli preventivati”. Insomma, su questo punto il governo è indietro. Non è un buon viatico arrivare in ritardo sull’attività legislativa in un momento in cui il dibattito parlamentare sulla finanziaria incombe.  E sottrarrà altro tempo prezioso. “Il pantano legislativo potrebbe diventare ancora più impervio”. Non solo. In Europa è sul tavolo proprio da oggi la discussione sul Patto di stabilità, tema per noi fondamentale. “Servirebbe – è il commento dell’editorialista- un Draghi pronto a mettere la palla in rete, non a restare seduto in panchina ad aspettare che arrivi il 90esimo”.

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