Ddl concorrenza, la Ue bacchetta Draghi. E anche il Pd teme il rischio di “scalate estere”

sabato 6 Novembre 8:55 - di Carlo Marini
ddl concorrenza

Sul ddl concorrenza Mario Draghi è sotto attacco, non solo in Italia, ma anche, un po’ a sorpresa, da Bruxelles. Non passano certo inosservati, in un governo europeista come quello guidato dall’ex presidente della Bce, i rilievi della Commissione europea sulla riforma del sistema delle concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari, dopo la decisione del governo di tenere le “spiagge” fuori da ddl concorrenza, approvato giovedì in Consiglio dei ministri. Le parole della portavoce per il Mercato interno della Commissione, Sonya Gospodinova, ieri durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo comunitario, sono arrivate forti e chiare a Roma.

L’avvertimento della Ue: “Le norme italiane sulle spiagge vanno cambiate”

«La Commissione europea è al corrente dei recenti sviluppi nella legislazione italiana. È prerogativa delle autorità italiane – ha detto la portavoce – decidere come affrontare la riforma del regime delle concessioni balneari». Il 16 febbraio scorso sul caso è intervenuto poi anche il commissario Ue per il mercato unico Thierry Breton ricordando «le norme italiane vigenti» sulle concessioni balneari «non solo violano il diritto dell’Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. La Commissione, in quanto custode dei trattati, continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue in questo settore».

Balneari: il governo Draghi attende il Consiglio di Stato

L’orientamento dell’esecutivo Draghi sarebbe quello di attendere la sentenza del Consiglio di Stato. Quindi, in base a quella, calibrare l’intervento da attuare, così da muoversi nel tracciato di quanto deciderà l’organo di giustizia amministrativa guidato da Filippo Patroni Griffi.

Il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi sull’applicazione della legge di Bilancio 2019 – siamo al governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte – che ha prolungato fino al 2034 le attuali concessioni demaniali marittime, un business che tocca circa diecimila stabilimenti balneari. Un prolungamento dei tempi di ben 15 anni rispetto al quale l’Antitrust ha chiesto al governo una modifica urgente.

Ddl concorrenza, Borghi (Pd): “Concreto rischio di scalate estere”

Tuttavia, come riporta il Giornale, anche nel Pd c’è chi muove critiche pesanti a Draghi sul ddl concorrenza. Enrico Borghi, responsabile sicurezza del Partito democratico, critica le concessioni idroelettriche e delle rinnovabili. Su queste, infatti, il governo è intervenuto concedendo poteri sostitutivi allo Stato in caso di ritardi delle regioni. Il timore è di «scalate estere», dice il deputato, proprio mentre acquistano un’importanza sempre maggiore con la transizione energetica. Per la loro natura strategica, spiega, «serve una rilettura dell’impianto normativo del regime concessorio». Preoccupazione condivisa dall’unione dei Comuni montani, che temono che le «potenze economiche» possano «colonizzare l’Idroelettrico sui territori».

E sul ddl concorrenza, anche Nicola Nobile, capo economista per l’Italia di Oxford Economics nutre dubbi. «Non tutti gli interventi avviati avranno un effetto immediato. Inoltre lo scenario politico, fra un anno se non prima, potrà cambiare e alcune di queste riforme potrebbero essere bloccate».

Chi ha già promesso battaglia sono intanto i tassisti. «Il provvedimento – tuona il segretario nazionale di Orsa Taxi, Rosario Gallucci – rappresenta l’ennesima ingiustizia e l’ennesimo tentativo di consegnare il nostro settore in mano ai poteri economici forti e agli Ncc che non aspettano altro che prendersi le ultime fette del nostro settore. Se il Governo non farà retromarcia risponderemo con le rime». 

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