Liverpool, l’attentatore era un rifugiato convertito al cristianesimo. Londra alza il livello di allerta

martedì 16 Novembre 12:03 - di Federica Parbuoni
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Richiedente asilo, di origini siriane, appassionato d’auto e convertito al cristianesimo anglicano da alcuni anni. È il profilo di Emad Al Swealmeen, il 32enne attentatore di Liverpool che l’altro ieri si è fatto esplodere in un taxi davanti al Women Hospital’s pochi minuti prima dell’inizio dei due minuti di silenzio per il Remembrance day. L’attentato, riconosciuto dalle autorità britanniche come atto di terrorismo, ha portato all’innalzamento del livello di allerta da «sostanziale» a «grave», quarto gradino di una scala di cinque.

Il livello di allerta innalzato da «sostanziale a grave»

«Il Joint Terrorism Analysis Centre (Jtav) ha innalzato il livello di minaccia nel Regno Unito da sostanziale a grave», ha annunciato il ministro dell’interno Priti Patel, sottolineando come ciò significhi che è un attacco è «altamente probabile». «La ragione è che si tratta del secondo attacco in un mese», ha proseguito Patel, riferendosi all’uccisione del deputato conservatore David Amess il 15 ottobre.

Un nome italiano per sembrare più occidentale

Intanto, dopo i quattro arrestati (poi rilasciati) e le due perquisizioni, proseguono le indagini per ricostruire la rete di contatti della quale può essersi giovato Al Swealmeen, che nella sua nuova vita nel Regno Unito, come riporta la stampa britannica, aveva scelto di farsi chiamare Enzo Almeni, in omaggio a Enzo Ferrari, e, soprattutto, per sembrare più occidentale, sperando così di favorire la sua richiesta di asilo. Di origini siriane, era arrivato dall’Iraq.

L’attentatore di Liverpool fu fermato con un coltello

Al Swealmeen non era segnalato come soggetto pericoloso, sebbene nel 2014 la polizia lo avesse arrestato perché girava con un grosso coltello, dopo il no alla sua richiesta d’asilo. La faccenda fu derubricata a problemi psichici, per i quali gli fu imposto un trattamento sanitario obbligatorio. Tre anni dopo, si convertì al cristianesimo, dopo aver ricevuto aiuto da volontari anglicani di quella stessa cattedrale che non si esclude potesse essere il suo vero obiettivo. L’altra ipotesi è che volesse colpire il vicinissimo memoriale ai Caduti, dove si stavano per celebrare le commemorazioni del Remembrance Day.

Anche Johnson celebra il tassista «eroe» di Liverpool

Certo è che, non essendo riuscito a raggiungere la prima destinazione a causa dei blocchi stradali, ha poi chiesto al tassista David Perry di fare rotta sull’ospedale. È stato allora che, secondo la ricostruzione fatta all’inviato di Repubblica Antonello Guerrera da James, un autista di Uber conoscente di Perry, il tassista si sarebbe insospettito, anche perché aveva notato che il suo passeggero traffica con qualcosa di strano che indossava: la cintura esplosiva. Perry, quindi, si è lanciato dall’auto mentre il kamikaze metteva in atto il suo piano, chiudendolo dentro e guadagnandosi l’appellativo di eroe, anche da parte del premier Boris Johnson.

La moglie: «L’esplosione è avvenuta mentre era in auto»

David, ha raccontato la moglie, «sta bene, ma è tutto indolenzito e sta cercando ancora di metabolizzare quello che è avvenuto». «Ci sono molte voci su di lui, che è stato un eroe e ha chiuso il passeggero nell’auto. Ma la verità è che è fortunato ad essere vivo. L’esplosione è avvenuta mentre lui era nell’auto e come sia riuscito a scappare è un miracolo. Sicuramente ha avuto un angelo custode», ha aggiunto la donna.

Le indagini sulla bomba

Proprio il fatto che Perry sia riuscito a scappare un attimo dopo l’esplosione fa propendere gli investigatori per l’ipotesi dell’ordigno artigianale o, per lo meno, difettoso. Certamente prodotto «in casa». Forse, è un’altra ipotesi, aveva un timer per farlo esplodere alle 11, ora dei due minuti di silenzio per i Caduti delle guerre. La polizia ha riferito di aver trovato nel corso delle perquisizioni «materiale significativo» e anche sulla natura della bomba si indaga per cercare di chiarire meglio i contorni di questa vicenda il cui protagonista ha un profilo così anomalo.

Lo sgomento della comunità cristiana di Liverpool che lo accolse

«È quasi impossibile da credere, era un uomo amabile, un ragazzo davvero tranquillo», ha detto al Daily Mail Malcolm Hitchcott, il volontario cristiano e soldato in pensione che con la moglie Elizabeth ospitò per otto mesi Al Swealmeen ai tempi della sua conversione. «Nulla suggeriva che potesse radicalizzarsi», ha detto l’uomo. La polizia ha però chiarito che Al Swealmeen ha vissuto un certo periodo in un ostello per richiedenti asilo di Liverpool, prima di trasferirsi nell’appartamento perquisito e indicato come «fabbrica di bombe».

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