Le mani della Cina sulla scuola italiana: ecco come funziona la macchina della propaganda

lunedì 29 Novembre 12:29 - di Giorgia Castelli
Scuola

Dalle elementari alle superiori, dal Nord alle Isole in molte scuole italiane fioriscono i corsi di lingua e cultura cinese. Un’inchiesta de La Verità svela come funziona la “campagna di indottrinamento ideologico voluta dal regime”. Il quotidiano cita alcuni esempi. Per esempio a Bari ai bambini è stata mostrata una cartina della Cina che comprende anche Taiwan, una parte del Mare cinese meridionale e una parte del Mar cinese orientale. Tutti territori che sono rivendicati da Pechino.

Scuola, fioriscono i corsi di lingua e cultura cinese

In due istituti di Livorno c’è un progetto di lingua e cultura cinese. In questi istituti c’è anche un giornalino che parla degli usi e delle tradizioni cinesi. Ma non mancano le critiche nei confronti dell’Occidente che avrebbe “influenzato” la cultura cinese, arrivata a festeggiare per ben tre volte la festa di San Valentino. A Taranto gli studenti hanno cantato  l’inno della Repubblica popolare. A Rovigo è molto pubblicizzato il corso di lingua e cultura cinese.

Preoccupazione per le strategie di Pechino

Sembrerebbe, scrive il quotidiano diretto da Belpietro, una normale attività scolastica, ma a preoccupare sono alcune strategie messe in atto dal Partito comunista per favorire la diffusione di una nuova visione della Cina nel mondo. In uno studio dello Iai, l’Istituto di affari internazionali si legge: «Per rafforzare la propria presenza nell’ambiente mediatico italiano gli organi di Stato cinesi si sono affidati in larga misura ai Memorandum di intesa e agli accordi di condivisione dei contenuti».  E poi c’è anche un altro lavoro di analisi citato dal quotidiano. Il think tank ceco Sinopsis, in partnership con il Global commitee for the rule or law-Marco Pannella, ha messo in luce quali siano «le agenzie di influenza del Partito comunista cinese» e come avvengano «le loro operazioni nella politica parlamentare e locale italiana». Analizza, cioè, gli sforzi di Pechino per «cooptare parlamentari, partiti politici, amministratori locali e personalità influenti nei gruppi di opinione e nei media». Quanto di queste strategie sia entrato nella scuola è difficile stabilirlo. Di certo, osserva il quotidiano, da un po’ di tempo c’è uno strano fiorire di iniziative sulla cultura cinese.

La collaborazione con l’Istituto di Confucio

In molti istituti inoltre c’è una collaborazione con l’Istituto  Confucio, un’istituzione per la diffusione all’estero della cultura cinese. Il quotidiano cita uno studio del China Brief tradotto da Asia news, «sostenuti in maniera attiva dal governo e dalle élite politiche comuniste non propagano però soltanto la lingua e la cultura cinese, cercano di modificare l’immagine di Pechino agli occhi del mondo». Nello stesso articolo, viene riportato il pensiero di Steven Mosher, presidente del Population research Institute (Pri), che ritiene gli Istituti Confucio dei «cavalli di Troia che vogliono indottrinare i giovani e convincerli a credere che lo Stato e il Partito cinese non sono una minaccia per il proprio popolo e, in senso più ampio, per il mondo intero».

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