La Gdf smaschera una mega truffa sui migranti: società prometteva servizi “fantasma” per 12 milioni €

venerdì 5 Novembre 12:57 - di Martino Della Costa
truffa sui migranti

Promettevano accoglienza e integrazione. Iniziative, servizi e attività  mai realizzate, ma sulla base delle quali avevano scalzato i competitor e vinto il bando e la destinazione di una somma complessiva di 12.242.711 euro in relazione alla gestione di oltre 700 migranti. Peccato che al termine di una lunga e accurata serie di indagini – che hanno spaziato su più fronti investigativi – la Gdf di Verona ha smascherato una maxi truffa sui migranti. O meglio: sulla loro millantata gestione mirata all’accoglienza e all’integrazione, da parte di una società che prometteva i servizi richiesti dal bando. Ma non documentati, per il valore complessivo di oltre 12 milioni di euro. Un’ultima vicenda che sottolinea il danno di un’invasione incontrollata. E la beffa degli illeciti architettati sotto banco e realizzati spudoratamente in nome dell’accoglienza e sulla pelle di rifugiati e profughi. €

Verona, La Gdf smaschera una mega truffa sui migranti

L’ultimo raggiro, allora, arriva dalla città scaligera: dove un imprenditore ha ordito una maxi truffa sui bandi d’accoglienza smascherata dalle Fiamme Gialle. Ordita ai danni della Prefettura di Verona. E culminata nel sequestro di oltre 12 milioni di euro a una società sportiva. Ma andiamo con ordine. La Guardia di Finanza di Verona, sta eseguendo in queste ore un decreto di sequestro preventivo per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro. Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Verona, Raffaele Ferraro, su richiesta del Sostituto procuratore Maria Diletta Schiaffino, è stato emesso nei confronti di una società della provincia operante nel settore sportivo e del suo rappresentante legale, un imprenditore 60enne residente a Verona che è indagato, tra l’altro, per i reati di truffa aggravata nei confronti di un ente pubblico (la Prefettura di Verona), falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e turbata libertà degli incanti.

Ordita ai danni della Prefettura di Verona. E culminata nel sequestro di oltre 12 milioni di euro

Servizi annunciati e non garantiti. Anomalie sui subappalti: una frode ben congegnata e mal gestita. Come testimoniano le acquisizioni di articolate indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria di Verona, durate oltre due anni – grazie anche alla collaborazione della Prefettura, che aveva segnalato talune irregolarità rilevate in fase di rendicontazione delle spese –. E culminate nel sequestro di cui abbiamo appena dato conto. Tutte tappe di un’inchiesta che ha chiarito i contorni di una truffa ben architettata. Perpetrata dalla società, affidataria –insieme ad altre – del servizio di accoglienza ed assistenza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in provincia di Verona. Negli anni 2016, 2017 e 2018. E, per questo, destinataria di una somma complessiva di 12.242.711 euro in relazione alla gestione di oltre 700 migranti.

Le discrepanze tra il bando e il progetto d’accoglienza rivelatosi una truffa sui migranti

Le Fiamme Gialle scaligere hanno appurato, in particolare, che a fronte della «comprovata esperienza in ambito Sprar, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. O in progetti di accoglienza similari destinati ai richiedenti protezione internazionale» – condizione necessaria richiesta dal bando di gara – la società aveva attestato – senza, tuttavia, documentarne la circostanza – di essersi impegnata nel tempo nell’inserimento sociale degli immigrati attraverso attività svolte a favore di giovani profughi provenienti dall’Albania nel 1989. E dalla ex Jugoslavia negli anni 1991-1995. Laddove, invece, la stessa era stata costituita nel settembre del 2000…

Tutte le magagne emerse con la truffa, alla faccia di accoglienza e integrazione…

Inoltre, a fronte del requisito di avere tra i propri fini istituzionali quello di «operare in un settore di intervento pertinente con i servizi di assistenza alla persona, di accoglienza e di integrazione», i Finanzieri hanno rilevato che l’oggetto sociale dichiarato presso la Camera di Commercio era del tutto estraneo. E prevedeva, invece, l’«esercizio di attività sportive ed attività ad esse connesse o strumentali». Poi ampliato, in epoca successiva, proprio al fine di poter accedere ai successivi bandi indetti dalla Prefettura di Verona.

La società aveva dichiarato genericamente di aver svolto servizi mai documentati

E non è ancora tutto. I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno altresì constatato – a fronte delle previsioni di aver «reso senza demerito servizi di assistenza e accoglienza… nell’arco degli ultimi due anni» – che la società aveva dichiarato genericamente di aver svolto detti servizi in tale periodo, tuttavia in assenza di documentazione a dimostrazione di quanto affermato. E in maniera non corrispondente al vero, atteso che nella data di presentazione dell’istanza di partecipazione alla gara non possedeva tale requisito. La cui mancanza, peraltro, aveva comportato l’esclusione di un altro soggetto dalla medesima procedura.

Una beffa dopo l’altra: e sui «servizi di pulizia e di fornitura pasti»…

Non solo. Le indagini svolte hanno portato alla luce anche specifiche criticità e anomalie in tema di sub-appalto, in quanto la società vi aveva fatto ricorso non già per garantire i “servizi di pulizia e di fornitura pasti” (circostanza ammessa dal bando), bensì per soddisfare esigenze di alloggio e di accompagnamento dei profughi.

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