La Cina si prepara al plenum del Pcc: arrestato per tangenti l’ex vice ministro della Pubblica sicurezza

venerdì 5 Novembre 17:21 - di Mia Fenice
Cina

A tre giorni dal sesto plenum del XIX Comitato centrale del Partito comunista cinese, in programma dall’8 novembre a Pechino, dalla Cina arriva la notizia dell’arresto di Sun Lijun. L’ex vice ministro della Pubblica sicurezza era sottoposto a indagine disciplinare nell’aprile dello scorso anno. Ora, scrive il South China Morning Post, è stato ordinato l’arresto con l’accusa di corruzione. È passato poco più di un mese da quando Sun è stato espulso dal partito. Nel marzo del 2020 era al fianco di Xi Jinping durante la visita del presidente cinese nella megalopoli di Wuhan, alle prese con l’epidemia di coronavirus.

Cina, arrestato l’ex vice ministro della Pubblica sicurezza

Sun è stato arrestato perché «sospettato del reato di aver accettato tangenti» e il caso è «in fase di ulteriore elaborazione», ha riportato la Cgtn, mentre l’agenzia ufficiale Xinhua ha riferito dell’arresto disposto dalla Procura suprema del popolo.

L’indagine interna del partito è andata avanti per 17 mesi, scrive Scmp sottolineando come solitamente i casi di corruzione vengano gestiti in sei, nove mesi.

Chi è Sun e le accuse di corruzione

Sun, 52 anni, è stato l’assistente personale dell’ex zar della sicurezza cinese, Meng Jianzhu, ed è stato poi promosso alla guida del potente Ufficio Primo del ministero della Pubblica sicurezza, che si occupa anche delle questioni relative a Hong Kong e Macao. Per la Commissione centrale per l’ispezione della disciplina, Sun è un “uomo senza valori”, che «non ha mai avuto una vera fede o ideali», ha «accettato enormi quantità di tangenti e regali costosi» e per «raggiungere i suoi obiettivi politici» ha fatto ricorso «a ogni mezzo», costituendo «bande e fazioni, prendendo il controllo di dipartimenti cruciali, minacciando in modo grave l’unità del partito». L’arresto rientra nella maxi campagna anti-corruzione lanciata da Pechino a partire da luglio 2020, che ha colpito finora 170.000 funzionari e agenti di polizia.

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