La Cei alza la voce: «L’aborto non è mai una vittoria». E negli Usa cattolici contro Biden

17 Nov 2021 15:55 - di Redazione
aborto

I vescovi italiani ribadiscono il loro “no” alla «riaffermazione del “diritto all’aborto» e, in tema di eutanasia, alla prospettiva di un «referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente». Lo affermano in un Messaggio per la 44easima Giornata nazionale per la vita che si svolgerà il prossimo 6 febbraio sul tema del “Custodire ogni vita“, a firma del Consiglio permanente della Cei. «Senza voler entrare nelle importanti questioni giuridiche implicate – vi si legge -, è necessario ribadire – che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali. Chi soffre – si spiega – va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita mentre occorre chiedere l’applicazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore.

«Aborto ed eutanasia frutto del nichilismo»

«Il vero diritto da rivendicare – conclude la Cei – è quello che ogni vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita. Mettere termine a un’esistenza non è mai una vittoria, né della libertà, né dell’umanità, né della democrazia: è quasi sempre il tragico esito di persone lasciate sole con i loro problemi e la loro disperazione». La nota della Cei ha trovato una forte eco anche tra i vescovi statunitensi, impegnati nella prima riunione in presenza degli ultimi due anni della loro Conferenza episcopale. Una riunione nient’affatto routinaria dal momento che dovrà approvare il documento sull’Eucarestia dopo mesi di dibattito e polemiche da parte di alcuni vescovi e gruppi cattolici conservatori che chiedono di negare l’accesso al sacramento al presidente Joe Biden (l’ha ricevuto dal Papa mentre si trovava a Roma per il G20) e gli altri dem cattolici che sostengono posizioni pro choice sull’aborto.

Negli States fedeli in piazza

Ed i gruppi cattolici conservatori hanno fatto sentire la loro voce, con centinaia di persone che hanno partecipato all’evento organizzato da Church Militant, in un padiglione montato proprio di fronte all’albergo dove sono riuniti i vescovi. Le autorità cittadine avevano vietato la manifestazione, affermando che costituiva un pericolo per l’ordine pubblico dal momento che tra gli oratori figurava un agitatore come Milo Yiannopoulos. Successivamente, a seguito di una battaglia legale, i manifestanti hanno ottenuto il via libera dai giudici. “Bishops: enough is enough” (“vescovi quando è troppo è troppo”) ha così avuto inizio. Tra i manifestanti anche molti ferventi trumpiani. A loro giudizio, la comunione a Biden va negata due volte: perché favorevole all’aborto e perché “illegittimo” come Presidente.

 

 

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