Hiv, il report 2020 in Italia: 8 su 10 sono giovani maschi. È allarme per i 15mila casi “sommersi”

16 Nov 2021 20:03 - di Davide Ventola
Hiv, contagi

“Gli italiani che hanno scoperto di essere HIV positivi nel 2020 erano maschi nel 79,9% dei casi. L’età mediana era di 40 anni sia per i maschi che per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (5,5 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e di 30-39 anni (5,2 nuovi casi ogni 100.000 residenti). In queste fasce di età l’incidenza nei maschi è circa 4 volte superiore a quelle delle femmine”.

Sono alcuni dei numeri che emergono dagli ultimi dati, relativi al 2020, elaborati dal Centro operativo Aids (Coa) dell‘Istituto superiore di Sanità (Iss).

“Rispetto al 2019 – commenta Barbara Suligoi, responsabile del Coa – il numero di nuove diagnosi Hiv del 2020 è quasi dimezzato e questo è molto probabilmente da ricondurre alla pandemia da Covid-19 e alle conseguenti restrizioni di circolazione e di aggregazione”. Gli operatori sanitari hanno registrato infatti appena 1.303 nuove diagnosi, un numero ancora più ridotto rispetto ai casi già in progressiva diminuzione osservati negli ultimi dieci anni.

Nell’88% dei casi rapporti non protetti

“Nel 2020 – riporta il documento – la maggior parte delle nuove diagnosi di infezione da HIV era attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituivano l’88,1% di tutte le segnalazioni.  Diversamente dagli anni precedenti, in cui erano preponderanti le diagnosi associate a trasmissione eterosessuale, nel 2020, la quota di nuove diagnosi HIV attribuibili a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) (45,7%) è maggiore a quella ascrivibile a rapporti eterosessuali (42,4%). I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale erano costituiti per il 59,4% da maschi e per il 40,6% da femmine. Tra i maschi, il 57,3% delle nuove diagnosi era rappresentato da MSM”.

La fascia d’età 25-29 anni registra la maggiore influenza

“L’incidenza osservata in Italia – riferisce l’Iss – è stata inferiore rispetto all’incidenza media osservata tra le nazioni dell’Unione europea (2,2 vs. 3,3 nuovi casi per 100mila residenti). La quasi totalità dei casi (88%) è da attribuire a rapporti sessuali: maschi che fanno sesso con maschi (Msm) per il 46% e rapporti eterosessuali (maschi e femmine) per il 42%. Tra i maschi, più della metà delle nuove diagnosi Hiv è in Msm. La fascia d’età 25-29 anni è quella con la maggiore incidenza, più che doppia rispetto all’incidenza totale (5,5 vs. 2,2 nuovi casi per 100mila residenti)”.

Sei diagnosi su 10 di Hiv identificate in ritardo

“Purtroppo – continua Suligoi – 6 su 10 nuove diagnosi di Hiv vengono identificate in ritardo, cioè in persone con una situazione immunitaria gravemente deficitaria (Cd4<350 cell/µL) o addirittura già con sintomi di Aids”.

Il ritardo nella diagnosi di Hiv “pregiudica l’efficacia delle terapie antivirali. Infatti – spiega Suligoi – mentre una terapia antivirale iniziata in fase precoce di infezione e in una persona giovane consente una qualità e un’aspettativa di vita analoghe a quelle di una persona senza Hiv, una diagnosi tardiva e quindi un inizio tardivo di terapia riduce le probabilità di successo della stessa”. Inoltre, le persone con diagnosi tardiva possono aver involontariamente trasmesso l’Hiv ad altre persone, contribuendo così ad alimentare un ‘sommerso’ di casi non ancora diagnosticati che in Italia si aggira intorno alle 13-15.000 persone”.

È evidente – prosegue l’Iss – come la percezione sulla circolazione dell’Hiv è molto bassa nella popolazione generale e in particolare tra i giovani. E’ fondamentale invitare le persone che si fossero esposte ad un contatto a rischio, in particolare nell’ultimo anno e mezzo, ad effettuare un test Hiv: questo periodo di restrizioni da Covid può aver impedito o scoraggiato molte persone a recarsi presso le strutture sanitarie dedicate.

Dal 22 al 29 novembre la settimana dei test Hiv

In questo senso risultano estremamente utili le iniziative per effettuare il test Hiv in sedi extraospedaliere ed informali, quali check-point, laboratori mobili, test in piazza, test rapidi, che eliminano le remore o la vergogna di rivolgersi ad una struttura sanitaria. “Dal 22 al 29 novembre – conclude Suligoi – si terrà la Settimana europea per i test Hiv ed epatiti virali, con iniziative gratuite di test in tante città italiane: un’occasione per fare il test Hiv senza stress”.

 

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