Feltri contro Travaglio: “E’ bravo ma a volte inventa fandone, come quella su me e Sallusti…”

lunedì 15 Novembre 18:31 - di Lucio Meo

Vittorio Feltri si scaglia contro Marco Travaglio, del quale, però, sottolinea anche le doti. “Repetita iuvant, e io ripeto: Marco Travaglio non è affatto uno sprovveduto, anzi è un ottimo giornalista, la sua prosa è brillante, ma anche lui come tutti, qualche volta scrive cazzate, delle quali io mi intendo abbastanza. Ieri per esempio nel suo fondo giornaliero ha accusato Alessandro Sallusti di essere stato l’artefice della patacca su Dino Boffo, veicolata dal Giornale quando in realtà il direttore responsabile ero io…”.

Feltri contro Travaglio: una bufala su me e Sallusti

Cosa aveva scritto, nel suo editoriale di domenica, Marco Travaglio. Si era scatenato contro Alessandro Sallusti, colpevole di aver difeso Matteo Renzi nella sua disputa televisiva con lo stesso direttore del “Fatto Quotidiano“.

“Passato dalla corte di B. a quella di R. come se facesse differenza, spiega che ‘non c’è da stupirsi’ se la Bestiola renziana progettava di ‘distruggere’ e ‘diffamare’ i 5Stelle e due giornalisti, perché lo fanno tutti da sempre tranne lui. E cita ‘i film di Giovannino Guareschi’ (che non ha mai fatto film) e le accuse (ovviamente vere) a vari politici, da Leone a B.. Ergo ‘Travaglio è il bue che dà del cornuto all’asino’. Quanta modestia. Sallusti è l’artefice della patacca su Dino Boffo, che su Avvenire osò criticare B. per i bunga-bunga e si ritrovò sul Giornale un’informativa” giudiziaria (ovviamente mai esistita) che lo definiva ‘noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni’. Ma è anche l’unico direttore finito ai domiciliari per varie diffamazioni e graziato da Napolitano…”.

Editoriale che ha convinto Feltri a firmare la replica, oggi, su “Libero”, nella quale il direttore spiega a Travaglio che non fu colpa di Sallusti, ma “l’Ordine dei giornalisti sospese me e non lui per tre mesi come se avessi stuprato una bambina”. “Sallusti che era mio condirettore al massimo può essere considerato mio corresponsabile, ma sarebbe una forzatura. In effetti il documento che accusava il direttore dell’Avvenire non era autentico, si trattava di una fotocopia. Tuttavia il contenuto raccontava un episodio vero. Tanto che Boffo si dimise dal vertice del quotidiano cattolico, e la chiesa si guardò bene dal trattenerlo. Qualche tempo dopo a Dino il Vaticano affidò la conduzione della propria televisione, dove egli non resistette a lungo: venne sollevato dall’incarico e sparì dalla circolazione, mentre io, che sarei stato il suo persecutore, sono ancora qui a rompere le balle”.

L’affondo del direttore vicino a Fratelli d’Italia

Vittorio Feltri prosegue così: “Travaglio si chieda perché, altrimenti siamo qui a prenderci per i fondelli. Chiaro il discorso? Proseguiamo. Marco scrive che Sallusti poi venne condannato agli arresti domiciliari per varie diffamazioni e graziato da Napolitano. Intanto le diffamazioni non erano varie ma una sola, causata da un articolo morbido vergato da Renato Farina. Poiché anche Travaglio è stato processato (ingiustamente) per lo stesso reato, dovrebbe sapere che la Corte costituzionale si è espressa contro il carcere per i giornalisti, quindi l’intervento dell’allora capo dello Stato più che una grazia fu un dovere, perché la libertà di stampa non è una barzelletta con cui i tribunali possono giocare a loro piacimento. Insomma, voglio dire che per attaccare me e Sallusti non c’è bisogno di inventare fandonie, sia io che lui siamo pieni di difetti e abbiamo commesso tanti errori, non quanti ne hai commessi tu, ma quasi. Un’ultima considerazione. I duelli tra colleghi sono leciti e in certi casi anche divertenti, però a una condizione: che rispecchino la realtà. Cosa di cui talvolta Travaglio si scorda. Nulla di grave, ma che palle”.

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