Disastro Arcuri, l’ultima prova in un report: 500 ventilatori sono da buttare, inutilizzabili e pericolosi

mercoledì 10 Novembre 10:29 - di Lorenza Mariani
Arcuri

Dopo mesi e mesi di scoop e di inchieste della magistratura, ormai lo si può affermare ragionevolmente: Domenico Arcuri, nelle vesti istituzionali di commissario straordinario per l’emergenza Covid non ne ha azzeccata una. Dalla scelta delle costosissime primule, immediatamente bocciate dalle Regioni in quanto «inutili». Alle mascherine cinesi risultate «non regolari». Sequestrate dalla Gdf e finite sotto indagine. Passando per gli annunci trionfalistici registrati sui taccuini dei giornalisti e un attimo dopo smentiti dai fatti: non c’è stata una decisione. Un ordine. Una app, una previsione sui tempi, una consegna. E, soprattutto, una messa in opera di quanto da lui proposto o acquistato, che abbia funzionato. L’ultimo disastro che Arcuri ha combinato, allora, è quello realizzato coi ventilatori: «500 macchinari inutilizzabili, che sono da buttare»…

Il disastro dei ventilatori polmonari comprati da Arcuri

Una vicenda che oggi La Stampa ricostruisce nel dettaglio, sulla base dell’ultimo report, «richiesto dall’attuale struttura commissariale per fugare ogni dubbio. E consegnato direttamente al generale Francesco Figliuolo, lunedì scorso in visita a Torino». Un dossier che, spiega il quotidiano torinese, «contiene la bocciatura definitiva… Uno studio comparativo – che ha misurato le performance dei ventilatori polmonari in questione con altri sei, di diverso tipo e comunemente impiegati nelle terapie intensive del Nord Italia per fronteggiare la pandemia in varie condizioni di ventilazione controllata ed assistita – che ha tagliato al testa al toro».

Il report finito sulla scrivani di Figliuolo per fugare ogni dubbio…

Meccanismi farraginosi e inefficaci. Passaggi di fase troppo lenti. Eccessivo ritardo di apertura della valvola inspiratoria. Risultato: «I ventilatori presentano caratteristiche hardware e software che di fatto ne rendono improponibile l’utilizzo in pazienti con insufficienza respiratoria». Questo il resoconto che boccia definitivamente 484 ventilatori polmonari inviati in Piemonte nelle prime, terrificanti fasi della pandemia in Italia. L’epilogo devastante di una drammatica telenovelas sui macchinari adottati dall’allora commissario straordinario in piena emergenza sanitaria, finiti presto negli scantinati delle Asl perché giudicati inaffidabili dai responsabili delle rianimazioni. Apparecchi che avrebbero dovuto fare fronte a una realtà drammatica di contagi che risultò impossibile impiegare nelle terapie intensive e sub-intensive per un costo stimato, rimarca La Stampa, «di circa 10.000 euro ciascuno».

Ventilatori di Arcuri, il dossier: «Macchinari inutilizzabili. Sono da buttare»

Già, perché ancora una volta, alla prova dei fatti, i ventilatori hanno fallito. Collegati a un simulatore polmonare impostato sia per riprodurre condizioni cliniche. Sia per effettuare test in condizioni particolarmente critiche, gli apparecchi sono risultati inadeguati. Di più, come spiega il quotidiano di Torino: «A seguito delle analisi, in volume controllato e in pressione di supporto, i ventilatori finora inutilizzati, di cui gli stessi rianimatori diffidano, hanno confermato la loro inadeguatezza. In particolare, “risultano statisticamente meno performanti ed erogano un volume corrente espiratorio inferiore alle altre macchine e ai parametri impostati”. Non certo un dettaglio, considerato che “un volume minuto basso può condurre ad una mancata eliminazione della CO2. Con conseguente affaticamento del paziente. Incremento di sforzo. E frequenza espiratoria fino all’esaurimento muscolare”».

Un disastro acclarato a suon di test e simulazioni…

Un disastro, insomma, acclarato a suon di simulazioni, riscontri, raffronti. Al termine dei quali si è concluso che, alla luce dei test: «Risulta evidente e statisticamente significativa una differenza di performance tra questi ventilatori e gli altri, testati in tutte le modalità analizzate. Tali differenze possono avere gravi ripercussioni cliniche nell’impiego di tali macchine su malati critici». Una mancanza grave, a cui la Regione ha ovviato acquistando con le proprie risorse altri ventilatori, indispensabili per la gestione di pazienti colpiti da insufficienza respiratoria a causa della polmonite mono o bilaterale da Covid. Quelli difettati, ovviamente, sono rimasti lì: nei magazzini. Inutilizzati e inutilizzabili. E ora le possibilità sono due: torneranno dove sono arrivati. O verranno buttati…

 

 

 

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