Da Richard Gere altro fango sull’Italia, ora ce l’ha coi decreti sicurezza: “Uno scherzo, non posso crederci”

sabato 20 Novembre 11:08 - di Chiara Volpi
Richard Gere

Da Richard Gere ancora fango sull’Italia. Intanto però, mentre come prima cosa tiene a precisare a Giorgia Meloni che «non è in cerca di visibilità. In realtà cerco l’anonimato». E ancora: «Non mi considero una star del cinema: sono uno dei 7 miliardi degli esseri umani su questo pianeta. Non so niente di politica. Non auguro nulla di male a Salvini. Sono un testimone, nulla di più, nulla di meno…». E così, non lo farà da attore. No lo farà da politico, ma giù a discettare sulla gestione migratoria di casa nostra. Sui decreti sicurezza firmati Salvini. Sul concetto di difesa nazionale dei confini (che non sono quelli di casa sua)…

Da Richard Gere ancora fango sull’Italia in un’intervista al “Guardian”

Ormai irrimediabilmente coinvolto nel caso Open Arms, nave sulla quale nell’agosto del 2019 salì addirittura a bordo in veste di testimonial dell’immigrazione indiscriminata, il divo di Hollywood  come noto sta anche prendendo parte al processo che vede indagato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Così, non contento di gesta cinematografiche in mare e di sermoni in aula, intervistato dal quotidiano inglese Guardian, l’attore racconta dell’estate in cui decise di salire a bordo della nave dell’organizzazione non governativa spagnola… Tanto per autocelebrarsi un altro po’. E rinverdire, al tempo stesso, lo smalto formale della causa buonista tipica della sinistra made in Italy. Un fardello di cui Gere si è promozionalmente fatto carico. E di cui si è autoproclamato sponsor. E già che c’è, ne approfitta per assestare ulteriori bordate al Belpaese.

L’attore replica alla Meloni, parla di Salvini, migranti e decreti sicurezza

«Non cerco visibilità», voglio solo raccontare cosa ho visto su quella nave. Citato fra i testimoni del processo Open Arms in cui è imputato Matteo Salvini, l’attore Richard Gere ha concesso un’intervista esclusiva al Guardian. Dove peraltro ammette pure, aggiungendo al danno, la beffa: «Non so nulla di politica». «Non conosco gli imputati in questo caso. Non gli auguro male (a Salvini, ndr). La mia preoccupazione è per persone che hanno sofferto così tanto. Questo mi commuove – rimarca il divo in una performance mediatica da Oscar – sono stato un testimone. Niente di più, niente di meno. Posso condividerlo col resto del mondo se me lo chiedono. Per quanto riguarda la politica, non sostengo una via o un’altra, o quello che devono fare gli italiani. Questo spetta solo agli italiani», sottolinea serafico. Intanto, però, nella stessa intervista segna tra le righe buoni e cattivi di casa nostra. E prova pure a dettare le istruzioni per l’uso. Tanto lo sa bene anche lui: a dover aprire i porti è sempre l’Italia…

Eppure dice di non conoscere né i protagonisti della politica né la politica di casa nostra

Non solo. Si diceva della beffa che si aggiunge al danno. Ebbene, non solo Gere dice di non conoscere né il leader della Lega Salvini, né la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. «Non conosco queste persone. Non le ho mai incontrate». Aggiungendo a stretto giro: «Ma dubito che abbiano mai avuto tempo di salire su una nave e avere un’esperienza umana, per capire le persone reali su cui hanno un’influenza. Se lo facessero credo che la conversazione sarebbe un’altra»… Non fosse già abbastanza, oltre allo sproloquio l’attore trova modo e spazio per infilare nell’intervista al Guardian anche il suo commento sui decreti sicurezza. Sempre da volontario impegnato nella causa di casa nostra, s’intende…E così racconta: «Ho chiesto a un amico di spiegarmi la nuova legge sui migranti di cui si parlava tanto. Mi ha detto: “Diventerà reato salvare migranti in mare”. Gli risposi: non può essere, è uno scherzo. Questo avviene in Italia? Un Paese così profondamente cristiano? Non potevo crederci»…

La replica di Salvini: «Ignora le leggi italiane e le giudica lo stesso, non fa bella figura»

Ma che ne sa Richard Gere, ci chiediamo noi più prosaicamente, di decreti e  politica governativa del Belpaese? E, soprattutto, a che titolo discetta e dispensa consigli, promuove e boccia, sentenzia e condanna visto che non parla da divo e nemmeno da operatore sociale, ma solo in quanto uno dei 7 miliardi di abitanti del pianeta? Insomma, a che titolo parla il divo di Hollywood a cui mancano, peraltro, molte informazioni sul caso? Al curioso quesito prova a rispondere Matteo Salvini: «Qualcuno avvisi il miliardario americano che grazie alla mia azione al governo abbiamo dimezzato il numero di morti e dispersi nel Mediterraneo. Assicurando degna accoglienza ai profughi veri». E ancora: «Se – dice il leader leghista, rivolto all’attore Usa – ignora le leggi italiane e le giudica lo stesso, non fa bella figura… Se lo lasciano indifferente morti, sofferenza ed illegalità, ha ben poco di cristiano e solidale. Io non giudico lui come uomo e attore. E non giudico le leggi del suo Paese. Lui eviti di giudicare l’Italia e gli italiani». Ci riuscirà?

 

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