Biden contro i genitori che si ribellano al politicamente corretto: tracciati dall’Fbi

giovedì 18 Novembre 9:58 - di Francesco Severini
Biden

L’amministrazione Biden è alle prese con un grosso problema: la scuola. Su questo terreno si confrontano due opposte mentalità, due inconciliabili visioni culturali. Quella di chi assegna ai genitori il primato educativo e quella di chi affida il compito dell’indottrinamento in modo esclusivo alla scuola. Temi che sono comparsi anche in una serie di successo come The Chair, dove bene si evidenzia il conflitto tra politicamente corretto e tradizione accademica letteraria.

Il dibattito in America su scuola, educazione e teoria critica della razza

Il virare degli atenei d’America verso l’unilaterale rispetto dei dogmi della teoria gender e della teoria critica della razza ha già sollevato varie e circostanziate critiche e ha provocato la nascita ad Austin (Texas) di una Università libera da queste tendenze.

Ora il deputato repubblicano Jim Jordan solleva un altro caso: la Casa Bianca ha dato l’ok affinché l’Fbi si occupi dei genitori contrari all’indottrinamento secondo i canoni della teoria critica della razza. Trattandoli alla stregua di terroristi.

Gli insegnanti hanno chiesto a Biden aiuto contro i genitori che si oppongono all’indottrinamento

“A fine settembre – scrive oggi La Verità – la National School Boards Association (Nsba) aveva inviato una lettera a Joe Biden. Chiedendo aiuto contro quei genitori che si oppongono all’inserimento nei curricula scolastici della cosiddetta Critical race theory. Un insieme di teorie sociologiche che mira a rileggere la storia secondo le categorie del razzismo sistemico. La lettera invocava il ricorso al Patriot Act e bollava alcuni dei genitori in questione come dei terroristi interni. In particolare, la missiva era stata firmata dal Ceo ad interim della Nsba Chip Slaven. Il quale è legato al Partito democratico, avendo lavorato nello staff di Bob Wise: ex deputato ed ex governatore dem della West Virginia. È così che il Dipartimento di Giustizia ha emesso, il 4 ottobre, un controverso memorandum in cui si dà incarico all’Fbi di occuparsi della faccenda”.

L’Fbi vuole tracciare i genitori che non si uniformano al politicamente corretto

Nei giorni scorsi è emerso che, prima di inviare la missiva di settembre, la Nsba si era coordinata con la Casa Bianca. I deputati repubblicani hanno ottenuto e pubblicato un’email interna dell’Fbi sui consigli scolastici, datata 20 ottobre e firmata dal vicedirettore della sezione antiterrorismo del Bureau, Timothy Langan nella quale “si riporta la creazione di un «tag di minaccia» e si prescrivono operazioni di «tracciamento»”.

In seguito la stessa Nsba ha fatto marcia indietro ma il caso chiarisce molto bene il tipo di conflitto che negli usa si sta configurando. La teoria critica della razza, che sta facendo breccia appunto negli ambienti accademici Usa, considera ogni aspetto sociale e culturale dal punto di vista della razza. In base a questa teoria, per esempio, il traduttore delle poesie di Amanda Gorman è stato licenziato perché bianco e dunque inadatto a comprendere il senso dei versi di una poetessa nera.

Scendono in campo i governatori

Il Governatore della Florida, l’italo-americano De Santis ha già dichiarato il sostegno del suo stato nella difesa dei diritti di tutti i genitori che contesteranno alle scuole e agli insegnanti l’indottrinamento LGBTI e della ‘Critical Race Theory’. Altri governatori repubblicani si uniranno presto a questa discesa in campo. Il tema è stato già al centro delle elezioni amministrative in Virginia dove, dopo 8 anni di regno democratico, il governatorato è passato al repubblicano Glenn Youngkin.

Le idee radicali del fronte progressista in materia di educazione e curriculum scolastici stanno ormai dividendo gli Usa al punto da determinare la sconfitta elettorale dei democratici. Non dimentichiamo che tra i primi atti di Joe Biden c’è stata la nomina come viceministra o “segretaria assistente” alla Salute della pediatra e accademica transgender Rachel Levine. Si è trattato della prima persona transgender nella storia degli Stati Uniti a ricoprire un incarico dirigenziale a livello federale. Levine è autrice di studi sulla marijuana a uso medico, sulla salute degli adolescenti, sui disturbi alimentari e sulla medicina Lgbtq+.

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