È il momento di fare piena luce sui crimini del comunismo: stop alle distinzioni “di comodo”

martedì 5 Ottobre 11:46 - di Mario Bozzi Sentieri
comunismo

Giusto due anni fa, nel settembre 2019, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con cui sostanzialmente nazismo e comunismo venivano equiparati sul piano storico. Dopo Norimberga – si legge nella risoluzione – «vi è ancora un’urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo»;  «l’integrazione europea è stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all’Olocausto, e all’espansione dei regimi comunisti totalitari»; il «riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo, nonché la sensibilizzazione a tale riguardo, sono di vitale importanza per l’unità dell’Europa e dei suoi cittadini e per costruire la resilienza europea alle moderne minacce esterne».

Impossibile separare stalinismo e comunismo

Sulla base della risoluzione del 2019 la comoda distinzione tra “stalinismo” e “comunismo” non risulta  più possibile. È quella distinzione infatti che ha consentito finora a tante forze politiche e culturali di lucrare su una presunta differenza morale e storica tra stalinismo e comunismo, grazie alla quale si poteva, e si doveva, condannare il nazismo assolvendo il comunismo che nulla, secondo questa opinione , aveva a che fare con lo stalinismo. Nella risoluzione, invece, quasi sempre la parola “stalinismo” è accompagnata e usata insieme a “comunismo”.

La questione non può restare nel limbo

“Ripescare” la risoluzione in questione non sembri un’iniziativa fuori tempo massimo. Soprattutto nei suoi risvolti strettamente culturali, l’invito del Parlamento Europeo è infatti rivolto a  proseguire il lavoro della memoria che è stato compiuto nei riguardi della Shoah e che coerentemente deve essere esteso alle vittime del comunismo. Il che è possibile fare proprio superando gli equivoci storici e morali, relativi alle presunte differenze tra crimini nazisti e comunisti. In particolare rispetto alla convinzione, oggi ripresa da certa cultura “revisionista”, che non si possano accostare i crimini nazisti a quelli comunisti e quindi equiparare lager, gulag e foibe.

Quell’attacco vergognoso sulle foibe

Le polemiche degli ultimi mesi, che hanno visto, nel nostro Paese, emergere, con ampia eco di stampa, un ingiustificato (dal punto di vista storico) attacco contro il Giorno del Ricordo del 10 febbraio, previsto da una legge votata dal Parlamento italiano proprio in ricordo delle vittime delle foibe, conferma la necessità di certe campagne d’informazione per fare chiarezza e verità. In linea con ciò che deliberò a suo tempo il Parlamento Europeo.

La cattiva lezione

Come scrive Giuseppe Sanzotta – in apertura dell’ultimo  numero de “Il Borghese”, che contiene un corposo dossier sul tema (con articoli di Emanuele Merlino, Roberto Menia, Manlio Triggiani)  – “ distinguere tra morti buoni e morti cattivi, tra carnefici nel giusto e carnefici nella parte sbagliata è una buona lezione? Sono certo che faccia parte della schiera dei cattivi maestri troppo spesso attivi nel nostro Paese. L’olocausto è una barbarie senza eguali nella storia dell’umanità, sconvolgente che sia avvenuta nel cuore della civile Europa. Ricordare milioni di innocenti uccisi nei campi nazisti è doveroso. Ma perché diventa una contrapposizione ricordare anche le migliaia di innocenti uccisi dai comunisti jugoslavi? Perché ricordare una strage significa sminuirne un’altra? Perché il partito dell’odio è ancora tra noi”.

Comunismo, il partito della falsificazione

Ugualmente  – soprattutto a livello di  mass media  – è ancora ben presente, nel nostro Paese,  il partito della falsificazione, dei due pesi e due misure rispetto ai crimini nazisti e a quelli comunisti. Ha  scritto Stéphane Courtois (in premessa a Il libro nero del comunismo) “focalizzarsi sul genocidio ebraico nel tentativo di caratterizzare l’Olocausto come un’atrocità unica (…) ha impedito la valutazione di altri episodi di grandezza paragonabile nel mondo comunista”. Da qui bisogna ripartire per una grande battaglia di verità e di giustizia. Per arrivare finalmente ad  una Norimberga del comunismo,  in grado di fare chiarezza e corretta informazione storica sui milioni  di vittime provocate dai regimi che ad esso si ispirarono e su chi di quelle morti fu il responsabile diretto  o il complice, con i suoi silenzi ed  il suo giustificazionismo. A  65 anni dall’invasione dell’Ungheria, ennesimo esempio della barbarie comunista, di un regime – per dirla ancora con Courtois – che ha eretto il crimine di massa in vero sistema di governo, il   tempo della verità storica e della giustizia è arrivato. Senza se e senza ma.

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