Foibe, l’affondo di Veneziani: «Sono il capitolo italiano del libro nero del comunismo»

venerdì 3 Settembre 12:30 - di Agnese Russo
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Le foibe sono «una tragedia che ha investito un intero popolo» e «il capitolo italiano del libro nero del comunismo» a livello planetario. Per questo al di là dello squallore della contabilità minimizzatrice, cui si è assistito anche in questi giorni, il riduzionismo su questa pagina di storia appare del tutto «inaccettabile». Marcello Veneziani interviene sulle polemiche intorno al Giorno del Ricordo, ricordando che è in questo «duplice quadro» che si deve inserire «l’orrore delle foibe».

Sulle foibe «l’oltraggio militante di collettivi intellettuali»

In un lungo articolo su La Verità, il giornalista chiarisce che mai avrebbe pensato di dover «tornare a difendere la memoria delle foibe dall’oltraggio militante di collettivi intellettuali, spalleggiati dall’associazione partigiani». Riteneva, infatti, «assodato il giudizio», «sciagurato ridurre la storia agli stermini» e «meschino cercare di usare il passato a scopi politici». Quanto accaduto negli ultimi giorni, invece, l’ha costretto a fare una marcia indietro, pur rimanendo fermo nella sua opinione sulla necessità di superare la tentazione di imbrigliare la storia in quelle griglie.

Il «duplice quadro» in cui inserire l’orrore delle foibe

Per Veneziani a rendere «inaccettabile sul piano storico, il riduzionismo, il dimenticazionismo, il negazionismo sulle foibe» non c’è solo il tentativo di minimizzarne i numeri. La «cosa peggiore» è, invece, che «l’orrore delle foibe si destoricizza e riduce a un’escrescenza patologica e periferica, isolata, che è dunque marginale, poco significativa, episodica», e semmai connessa solo alla «storia delle reazioni al fascismo e al nazismo». In realtà, prosegue Veneziani, «l’orrore delle foibe va inserito in un duplice quadro».

La cornice italiana: la tragedia dell’esodo

Uno è quello della storia nazionale, nella quale «quelle migliaia di vittime del massacro sono la punta più acuta di una tragedia che ha investito un popolo», ovvero l’esodo di centinaia di migliaia di italiani dall’Istria e dalla Dalmazia. Un «trauma terribile che si abbatté su intere famiglie, vecchi, madri, donne, bambini. Per non parlare del genocidio culturale annesso…». Poi c’è il piano più ampio, quello per cui «le foibe sono il capitolo «italiano» del libro nero del comunismo a livello planetario».

Il contesto mondiale: le atrocità dei regimi comunisti

«Il movente ideologico e politico delle foibe – ricorda Veneziani – è lo stesso del comunismo mondiale: la stessa guerra etnica contro gli italiani si deve inserire nella lotta di classe e nella lotta politica per imporre la società comunista». Dunque, «ricordando le foibe noi ricordiamo l’altro orrore del Novecento, oltre il nazismo, un orrore che ha peculiarità uniche nella storia del mondo» ed «è nato prima dell’orrore nazista e sopravvissuto di vari decenni alla sua morte, e ancora resiste pur trasmutato». «Il numero delle vittime del comunismo – aggiunge il giornalista – è di gran lunga il maggiore nella storia dell’umanità, ammonta a svariate decine di milioni: dalla Cina alla Russia, dall’Ungheria alla Polonia e tutti i paesi «satellite», da Cuba alla Cambogia. Per non dire del terrorismo italiano ed europeo nel nome dell’ideologia comunista».

Le foibe ricordano «il costo umano del comunismo»

Per questo, sottolinea Venezioni, «ricordare le foibe non è semplicemente ricordare lo sterminio di migliaia di italiani in un numero perfino più ragguardevole degli ebrei italiani morti nei campi di sterminio. Ma significa ricordare il costo umano del comunismo nel mondo attraverso le vittime italiane». «Del resto – prosegue l’articolo intitolato “Il comunismo in Italia si giudica dalle foibe” – i partigiani che compirono quelle stragi rispondevano al comunismo e al loro comandante, Tito, all’epoca organico al comunismo internazionale, sostenuto dai comunisti italiani che ubbidivano a Togliatti e al Partito comunista d’Italia, che aveva sposato la “tattica delle foibe” come allora scrivevano con cinismo mafioso e allusivo».

«Purtroppo questa elementare, evidente verità viene negata o elusa, comunque viene disonestamente aggirata», conclude Veneziani, tornando ad augurarsi che la memoria storia non si riduca «solo agli orrori».

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