Rampelli, «conosco Fidanza: non è un estremista, né un razzista. Sono polpette avvelenate»

sabato 2 Ottobre 8:54 - di Bianca Conte

«Sono polpette avvelenate. Penso non sia giusto tirarle fuori così, a pochi giorni dal voto». Un complotto? «Il sospetto è legittimo». L’esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, in un’intervista a Repubblica, interpellato sull’inchiesta Fanpage non ha dubbi su tempistica a orologeria e finalità del caso. Un attacco che mira a deformare la realtà di un partito che – e anche questo lo dice chiaramente l’esponente Fdi – risponde a «un desiderio di fermare una crescita di FdI scritta nelle stelle. C’è un desiderio di centrodestra e Meloni è ritenuta leader affidabile». E questo, per avversari e detrattori, è evidentemente un percorso da intralciare e fermare.

Rampelli: caso Fanpage e Fidanza: «Sono polpette avvelenate»

Un’analisi lucida e poliedrica, quella che Rampelli delinea dalle colonne di Repubblica, che nel rispedire fermamente al mittente accuse e sospetti: «È chiaro che se dovesse esser confermato quel che abbiamo visto a Piazzapulita agiremo. Noi non abbiamo mai avuto a che fare con nazisti, razzisti. Li abbiamo sempre cacciati a pedate», invoca contestualmente cautela. E avverte con chiarezza: «Non possiamo agire come i tribuni del popolo. Giorgia Meloni ha chiesto di vedere tutto il filmato. Non sarebbe la prima volta che una serie di montaggi un po’ tendenziosi deformano la realtà». Ma, a stretto giro, il vicepresidente della Camera, che al dato dell’autosospensione di Carlo Fidanza, aggiunge: «È un atto dovuto che penso gli faccia onore. Avvieremo le procedure per valutare quello che accaduto». Ma anche: «Conosco Fidanza e sono trasecolato. È un ragazzo che non ha mai avuto derive di questo tipo»…

Rampelli, inchiesta Fanpage, Fidanza: risponde a «un desiderio di fermare una crescita di FdI scritta nelle stelle»

Del resto, nell’intervista a Repubblica Rampelli lo chiarisce e rivendica una volta di più: «Abbiamo fatto un percorso. Negli anni ’80 per mettere fine a una stagione di sangue, noi della destra giovanile avevamo stilato un documento sulla “logica del superamento”». La stessa che, e l’esponente di Fdi lo spiega più avanti nel corso del suo intervento, ha portato il partito guidato da Giorgia Meloni a «non accettare mai l’abbraccio mortale con Marine Le Pen». Anche perché, conclude Rampelli: «C’è un grande desiderio da parte nostra di scrollarci di dosso pagine sanguinose della prima e della seconda guerra mondiale. Vogliamo creare un perimetro dove gli italiani si possano riconoscere. E invece pare che qui ci si voglia mettere sempre l’un contro l’altro armati. Accade solo da noi o in qualche Paese africano devastato da guerre tribali».

 

 

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