Rachele Mussolini: “Sono in politica da 5 anni, ma solo ora stranamente la sinistra scopre il mio cognome”

lunedì 18 Ottobre 9:29 - di Gabriele Alberti
Rachele Mussolini
Rachele Mussolini è la prova provata dell’ipocrisia della sinistra. Oggi le rinfacciano il nome e il cognome. Demonizzano i suoi tanti elettori, tantissimi, che l’avrebbero votata solo in virtù dei suoi dati anagrafici. I reiterati attacchi  nei suoi confronti sono stati indegni.  Ma ieri – ossia cinque anni fa –  quando fu eletta per la prima volta a Roma al Consiglio comunale con il suo stesso nome e lo stesso cognome la sinistra era distratta.

Rachele Mussolini smonta la sinistra: “5anni fa avevo no lo stesso nome”

Lo stano caso di Rachele Mussolini è la raffigurazione plastica di una sinistra, lei sì, “nostalgica”, risponde per le rime su la Verità , la neo eletta consigliera, la più votata nel centrodestra. «Per cinque anni la stampa si è dimenticata di me e del mio lavoro. Trovo molto strano che ora tutti si concentrino sulla mia biografia. Peccato che tutto questo clamore non ci sia stato nel 2016, quando sono stata eletta per la prima volta in Campidoglio: all’epoca, il nome era lo stesso». A sinistra si sono scatenati questa volta. Lei non se l’aspettava questo tornado di insulti. «Francamente no. Sono un consigliere uscente, sono già stata eletta a Roma cinque anni fa, seppur con un numero di preferenze inferiore».

Le oltre 8000 preferenze che hanno mandato in tilt la sinistra

Ecco cosa sono indegeste alla sinistra, le preferenze ottenute per la lista di Fratelli d’Italia: con 8.264 voti. Il tritacarne mediatico della sinistra ha sentenziato: i voti non li ha presi lei, li hanno presi i fantasmi di Rachele e Benito. Di qui la deminizzazione di tutto un mondo. La disonestà intellettuale non ha limiti nel rinnegare e misconoscere un lavoro svolto da una donna seriamente impegnata in politica. «Queste oltre 8.000 preferenze sono il risultato di un grande gioco di squadra e del buon lavoro svolto in cinque anni da consigliere. Ho girato il territorio, ho visitato più case popolari di quanto non abbia fatto l’ex sindaco Virginia Raggi. Nel mio piccolo, ho cercato di risolvere i problemi. Eppure, nessuno si è mai preso la briga di interessarsi a me, se non in occasione di qualche ricorrenza legata alla mia famiglia».

Rachele Mussolini: ecco chi chi sono i miei elettori

Chissà come mai all’epoca «delle 700 preferenze di allora non si è preoccupato nessuno: chissà come mai – si chiede nell’intervista con Antonio Di Francesco – all’epoca non c’erano i nostalgici, i facinorosi o tutte le altre sciocchezze che ho ascoltato in queste settimane. Non conosco la biografia di tutte le persone che mi hanno votato. Sono certa che siano quelle migliaia di cittadini che ho incontrato negli ultimi mesi. Persone normalissime, che conducono vite ordinarie e hanno idee moderate». L’hanno votata anche a sinistra: «Ho delle amicizie storiche con persone di sinistra: evidentemente hanno avuto fiducia in me e mi hanno premiato col voto disgiunto. Chi segue il mio profilo politico sa esattamente chi sono e come la penso».

“Nostalgie di regime”

E poi rileva «Come mai lo stesso tipo di critiche non ci sono quando Enrico Letta saluta la piazza con il pugno chiuso? Anche quello è un gesto esplicito, che rimanda a un passato con cui quella parte politica dovrebbe fare i conti. E invece certe cose si chiedono sempre e solo alla destra. Che strano». Quanto ai conti con il passato fatti da FdI, Rachele Mussolini rispedisce le accuse al mittente.   «Mi sembra che i conti siano stati fatti, e anche da un bel po’. La comunità che frequento, le persone con cui collaboro hanno firmato un codice deontologico molto chiaro: non c’è spazio per totalitarismi, razzismo e xenofobia. Più chiaro di così». Per questo le parole di Peppe Provenzano, vicesegretario del Pd, che ha parlato di FdI  «fuori dall’arco democratico e repubblicano» sono «di una gravità assoluta, che rientrano in quel calderone di mistificazione tipica della campagna elettorale. Mi sarei aspettata una netta presa di posizione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di Mario Draghi. Queste sì che sono nostalgie di regime».

“Per giorni si è parlato solo di fascismo e mai di programmi”

«Fino a due settimane fa si è parlato solo della pandemia. Adesso sembra andare tutto bene e il pericolo numero uno è diventato il fascismo. Se non ci fosse questo spettro da tirare fuori nei momenti elettorali, non so di cosa la sinistra potrebbe parlare, visto che ha smarrito il contatto con la sua base elettorale». Condanna senza appello le violenze compiute nell’assalto alla sede della Cgil, ma rileva lo sconcertante esito dell’annuncio avvenuto sul palco. Con il «permesso di effettuare un percorso dinamico verso i locali della Cgil», come certificato in una nota della questura di Roma. «Non escludo la possibilità di una regìa occulta: faceva comodo dare libero sfogo a certi personaggi, benché le autorità fossero bene informate sui fatti» , dice netta.  “Per giorni non si è parlato d’altro: niente programmi, ma solo una fantomatica ricostituzione del partito fascista. Una follia: l’unico pericolo è arrivato da persone che avrebbero dovuto essere altrove, non su un palco».

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