Provenzano cade dal pero e fa la vittima: «Mai chiesto lo scioglimento di FdI». Ci fa o ci è?

lunedì 11 Ottobre 16:32 - di Viola Longo
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Il vicesegretario Pd, Giuseppe Provenzano, ha tirato il freno a mano e dopo aver lanciato il sasso, cinguettando su Twitter che Giorgia Meloni si «pone fuori dall’arco democratico e repubblicano», si è visto costretto a precisare che «nessuno si sogna di dire che FdI è fuori dall’arco parlamentare o vada sciolta». Il tutto facendosi passare per vittima, parlando di «una batteria di attacchi nei miei confronti da FdI», come se lo stupore e l’indignazione di FdI per quel suo tweet fossero ingiustificati e strumentali. A mettere a tacere i piagnistei di Provenzano, però, resta agli atti un altro cinguettio: a pochi minuti da quel tweet sull’«arco democratico» infatti è stato il giornalista Mario Lavia, non certo un simpatizzante di Meloni, ad avvertire che quella frase era «la premessa per chiedere lo scioglimento di FdI…».

Provenzano fa la vittima: «Contro di me una batteria di attacchi di FdI»

«Una batteria di attacchi nei miei confronti da FdI. Chiariamo. Nessuno si sogna di dire che FdI è fuori dall’arco parlamentare o che vada sciolta. Ma con l’ambiguità nel condannare matrice fascista si sottrae all’unità necessaria forze dem. Sostengano di sciogliere Forza Nuova», ha scritto Provenzano per giustificarsi, dopo che Meloni aveva chiesto conto a Enrico Letta di quel tweet su quella sorta di redivivo “arco costituzionale”. 

Meloni a Letta: «Toni da regime totalitario, prendi le distanze»

«Il vicesegretario del partito “democratico” vorrebbe sciogliere il primo partito italiano (oltre che l’unica opposizione al governo). Un partito a cui fanno riferimento milioni di cittadini italiani che confidano e credono nelle nostre idee e proposte. Spero che Letta prenda subito le distanze da queste gravissime affermazioni che rivelano la vera intenzione della sinistra: fare fuori Fratelli d’Italia. O forse i toni da regime totalitario usati dal suo vice rappresentano la linea del Pd? Aspettiamo risposte», ha scritto Meloni sui suoi social. Sul caso sono intervenuti una serie di parlamentari del partito, sottolineando la gravità di quelle affermazioni, «figlie legittime – ha commentato Raffaele Fitto – di rigurgiti stalinisti mai sopiti».

Le implicazioni delle affermazioni di Provenzano

È possibile che Provenzano non volesse intendere quello che tutti hanno inteso? A Lavia, che per primo gli ha fatto notare che la sua era «un’affermazione molto forte. Mi permetto di dire che la frase finale è la premessa per chiedere lo scioglimento di FdI…», ha risposto nell’immediato sostenendo che «significa semplicemente che in questo modo FdI che si sta sottraendo all’unità delle forze democratiche e repubblicane contro i neofascisti che attaccano lo Stato. Un evidente passo indietro rispetto a Fiuggi. Tutto qui».

Quel precedente storico che non si può dimenticare

Sarà, ma allora vuol dire che Provenzano, che richiama la storia della destra, ha dimenticato un precedente, ovvero quando il senatore Ferruccio Parri si fece promotore di un disegno di legge per lo scioglimento del Msi. Erano i primi anni Sessanta, il clima era quello dell’«arco costituzionale», che oggi, in assenza dei partiti che fecero la Costituzione, vediamo riadattato in «arco democratico». Dunque, delle due l’una o Provenzano non conosce o fa finta di non conoscere. O ci fa o ci è. In entrambi i casi il quadro che ne emerge non è rassicurante.

«Può venire una nuova dittatura, di cui voi siete gli assertori»

Giova, dunque, forse ricordare le parole del liberale Dardanelli, nell’ambito dell’accesa discussione parlamentare con cui il progetto di Parri fu respinto: «Se verrà stabilito il principio che la libertà di discussione e di associazione è rigorosamente ristretta nei limiti graditi oggi, nulla impedirebbe ai legislatori futuri di allargare il concetto e di rivolgere ad altri partiti e ad altri movimenti politici le stesse imposizioni e le stesse limitazioni», avvertì Dardanelli, che a Terraccini che gli opponeva la «norma XII della Costituzione» replicò: «Può venire una nuova dittatura di cui voi siete gli assertori».

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