Pd e M5S a braccetto con i leoni da tastiera: falsità, vecchi vizi e vuoti di memoria sul ddl Zan

sabato 30 Ottobre 11:50 - di Hoara Borselli
ddl zan

Se dovessimo con una parola definire ciò che caratterizza l’atteggiamento comunicativo rispetto agli accadimenti di quest’ultimo periodo, “doppiopesismo” è ciò che meglio lo rappresenta. Non vogliamo tornare indietro di settimane perché è già stato palesemente inflazionato questo vocabolo, con accadimenti che nel “due pesi e due misure” hanno trovato la massima espressione. Soffermiamoci a questi due giorni dove l’apoteosi dell’ipocrisia ha raggiunto il suo apice. C’è un paradosso dominante che non può passare inosservato, ovvero l’ odio da parte di chi avrebbe voluto estendere i crimini d’odio sotto il profilo giuridico. Gli utenti social stanno dando il meglio di loro in quanto ad insulti, minacce, promesse di morte, nei confronti dei soliti politici di destra che malgrado fossero gli unici a poter salvare il Ddl Zan, sono i colpevoli sempre a prescindere.

Ddl Zan, l’ignoranza dei leoni da tastiera

Regaliamo un’attenuante di ignoranza a questi leoni da tastiera, che ignorano ahimè una realtà troppo scomoda per essere accettata . Non si capacitano o non vogliono ammettere che la presunzione di Letta, il suo essere tranchant nel non volere aprire alcun tipo di dialogo con chi chiedeva una sintesi di mediazione per raggiungere un obiettivo condiviso, sia stata la causa unica e reale dell’affossamento di questa fumosa e mal scritta legge. Lasciamo a loro l’illusione che la responsabilità sia sempre della destra perché anche di fronte all’evidenza abbiamo ben compreso che la narrazione vuole che i bravi siano sempre e comunque seduti a sinistra e i cattivi a destra.

L’atteggiamento distonico dei democratici

Ma ciò su cui vorrei soffermarmi è l’atteggiamento distonico che i rappresentanti politici democratici, quelli bravi per intenderci, hanno assunto appena maturata la consapevolezza di aver perso la battaglia più importante che già sentivano caldamente in tasca. Perché ho parlato di doppiopesismo? Perché c’è qualcosa che stride tra le dichiarazioni post voto e i vuoti di memoria che casualmente arrivano sempre a comando. Grande clamore hanno suscitato gli applausi in Senato di quella parte politica che intascava una vittoria sicuramente non scontata. Un’esultanza definita “ scomposta” e probabilmente lo è stato pure. Ma non ricordo che l’Aula abbia mai brillato di composti trionfi o sconfitte.

La sinistra e la polvere sotto il tappeto

Il vizio della sinistra di mettere sempre la polvere sotto il tappeto e nascondere al volo le disfatte o ciò che va celato per convenienza, si è tradotto immediatamente in una strumentalizzazione mediatica che ha raccolto pletore di sostenitori indignati e prontissimi a sostenere la causa. Alessandro Zan: «L’ho trovato inaccettabile, terribile. Dimostra come il Senato sia lontano dal Paese reale. L’applauso ha fatto il giro del mondo, consegnando un’immagine arretrata dell’Italia». Laura Boldrini: «In Senato c’è stato un passo indietro della democrazia, per altro nell’alone del voto segreto e coronato da un indecente applauso di alcuni senatori e alcune senatrici». Enrico Letta: «L’Italia si è allineata alla Polonia e all’Ungheria: è triste perchè l’Italia si stava riallineando all’Europa. L’immagine dell’applauso sgangherato dopo il voto è l’immagine di cosa sarebbe il nostro Paese se ci fosse una maggioranza guidata da Salvini e Meloni. Io sono orgoglioso di stare dall’altra parte».

Ddl Zan, l’incredibile nota dei parlamentari grillini

Ma dulcis in fundo ecco la nota dei parlamentari M5S: «Chi ha avuto il coraggio di salutare l’esito del voto con un applauso ha in realtà celebrato il de profundis della politica». La memoria gioca sempre bruttissimi scherzi ai grillini. Dobbiamo tornare verso la fine del novembre 2013, quando la stessa aula del Senato votò per la decadenza di Silvio Ber- lusconi, in seguito alla condanna per evasione, salutata dai senatori pentastellati con un applauso. Venne inoltre srotolato uno striscione al Palazzo dei gruppi di Montecitorio con su scritto: «Fuori uno tutti a casa». La festa continuò accompagnata da un brindisi per festeggiare l’uscita del Cavaliere dalle aule parlamentari”. Domanda: quell’applauso dei grillini rappresentava il «de profundis della democrazia»? Il rigore nelle aule parlamentari sarebbe doveroso, ci restituirebbe un’immagine istituzionale che poco ha a che fare con il tifo da stadio, però deve valere sempre e per tutti, senza il solito stucchevole doppiopesismo per cui quando qualcosa riguarda la destra è sempre più condannabile a prescindere.

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