Cerno massacra il ddl Zan: “Io, senatore gay del Pd, lo considero grottesco. La sinistra mi ha isolato”

venerdì 29 Ottobre 11:52 - di Alberto Consoli
Ddl Zan Cerno

«Il ddl Zan? Altro che “legge di civiltà” che ci allontana da Polonia e Ungheria: un testo tardo-medievale, già vecchio, malfatto: per questo non ho partecipato al voto». Sono le parole coraggiose del senatore Pd, Tommaso Cerno, «unico gay dichiarato del Senato» che al Giornale ha detto parole chiare per far comprendere, da sinistra, il suo giudizio negativo sul testo, naufragato in Parlamento. Onore al merito di chi ogni  tanto ha la forza di “sparigliare” sulla narrazione unica. Cerno non nasconde il suo dissenso dalla battaglia intrapresa dai dem. Racconta di aver provato a lungo a  convincere il suo partito a correggere le principali storture ideologiche, che potevano portare la legge a sbattere. Come è stato: “Ho ripetuto in tutte le salse che quel testo aveva molti difetti, che rischiava di istituire un grottesco e sbagliato reato di opinione, che poteva essere migliorato”. La risposta, come sappiamo, è stata uno no totale. A lungo il Pd e Letta in primis proclamavano che il testo doveva essere approvato così come concepito, senza correttivi.

Tommaso Cerno smonta il ddl Zan:”Legge nata vecchia e scritta male”

Invece, “Lo hanno proclamato intoccabile, come se Zan fosse Mosè e il suo ddl fossero le tavole della legge dettate dal dio dei gay”.  Cerno non è stato ascoltato, anzi: «Mi hanno escluso da qualsiasi tavolo sulla questione, nonostante io sia l’unico gay dichiarato di Palazzo Madama:  perché contestavo il merito della legge e la linea dem del tutto o niente. Sono arrivati persino a telefonare alle trasmissioni tv che mi invitavano, per dissuaderle. Mercoledì ho chiesto di intervenire in aula e mi è stato detto che era un dibattito solo procedurale e non serviva. Si sono comportati da omofobi, loro che si dipingono come omofili». Parole pesanti, il Pd ha perso la testa sul Ddl Zan e, forse, compromesso il discorso sul Quirinale.

“Perché io, unico gay dichiarato al Senato,  non sono andato  a votare”

Racconta Cerno al Giornale cosa è accaduto prima dell’ultimo passaggio parlamentare: «Mi ha telefonato Zan dicendo ti prego, aiutami. Ma ormai c’era poco da aiutare: il risultato era scritto, e del tutto prevedibile. Arrivati al voto, ho comunicato che non avrei partecipato, per evitare di passare per boicottatore a voto segreto». E incalza: «L’unica cosa che gli importava non era avere una buona legge, ma avere una bandierina con il marchio Pd. Si sono appesi al feticcio di una legge al ribasso, nata vecchia e scritta male – è un fiume in piena-: hanno raccontato che avevano i voti, e il risultato si è visto. La destra ha fatto quel che aveva annunciato, con qualche senatore che ha votato dall’altra parte. La sinistra ha fatto la sinistra, e si è spaccata».

Meloni: Cerno ha riassunto perfettamente che era una legge ideologica

Uno sfogo molto apprezzato da Giorgia Meloni che sul suo profilo Fb ha scritto: “Le parole del senatore Cerno alla stampa riassumono perfettamente quanto avvenuto: il Ddl Zan non è stato affossato dalla destra; che non avrebbe avuto i numeri sufficienti. Ma dalla sinistra stessa. Probabilmente nemmeno a sinistra se la sono sentita di far passare una legge che non aveva nulla a che fare con i diritti, ma che avrebbe introdotto dei pericolosi reati d’opinione”.

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