Omicidio Willy, in aula l’esperto di arti marziali: volevano uccidere. Colpi violenti su punti vitali

giovedì 7 Ottobre 15:28 - di Greta Paolucci
Omicidio Willy

Questa mattina al Tribunale di Frosinone c’è stata una nuova udienza del processo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. Un massacro costato la vita al 21enne dominicano, che gli accusati alla sbarra hanno compiuto con colpi assestati per fare male. Anzi, di più: secondo il perito nominato dalla Procura e intervenuto in Aula per spiegare il perché e analizzare la modalità di quei colpi violenti, tirati a Willy con l’intenzione di uccidere. E per fortuna, oggi i genitori della vittima erano assenti…

Omicidio Willy: oggi la nuova udienza

Dunque, questa mattina nell’aula della Corte di Assise era previsto che fossero ascoltati tre amici dei fratelli Bianchi, quelli che la notte tra il 5 e il 6 settembre dello scorso anno arrivarono nella piazza di Colleferro per poi allontanarsi con loro, a bordo del Suv Audi, dopo il massacro letale inferto al povero ragazzo domenicano. Ma, soprattutto, come anticipato in apertura, oggi in agenda c’era l’audizione di un esperto di arti marziali, perito nominato dalla Procura, chiamato a soffermarsi su modalità – e presumibilmente, il fine – di quei colpi violenti sferrati sull’esile corporature del povero Willy. E con l’intenzione di uccidere.

Parola all’esperto di arti marziali: Willy colpito in parti vitali del corpo

E allora, come riferisce nel dettaglio l’Adnkronos, l’esperto in aula ha dichiarato: «Ho visto le lesioni sul corpo della vittima. E sono gli esiti di colpi propri delle arti marziali. A dare quel calcio al petto può essere stata solo una persona lucida. Allenata. Capace di forza, velocità e stabilità», ha detto Giovanni Bartoloni, Maestro ed esperto di arti marziali, incaricato dal pubblico ministero come perito nel corso del processo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a Colleferro la notte tra il 5 e il 6 settembre dello scorso anno.

«Colpi violenti sferrati con l’intenzione di uccidere»

«Da oltre 50 anni pratico karate – ha sottolineato nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Frosinone dove si è svolta l’udienza –. Gli insegnanti improntano le loro lezioni ai principianti basandosi sulla formazione fisica – ha quindi proseguito il perito incaricato –. Sulla tecnica, insegnando la consapevolezza della pericolosità dei colpi inferti in parti vitali del corpo, che possono essere letali. Al contrario del karatè, dove non si può toccare l’avversario, pena la squalifica – ha spiegato poco dopo il maestro di arti marziali – nell’Mma c’è il contatto. Vero è che si ottiene la vittoria con il ko avversario. Ma vale sempre il divieto di toccare i punti vitali». Un presupposto umano, morale, che certo gli imputati alla sbarra non sembrano aver tenuto in considerazione per risparmiare Willy. Neppure minimamente…

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