Willy, pestaggio di un minuto. Scoperta la chat dei fratelli Bianchi: “Finirai sulla sedia a rotelle”

giovedì 24 Giugno 15:42 - di Redazione

La madre di Willy Monteiro, morto dopo il pestaggio subito la notte tra il 5 e 6 settembre del 2020, non ha retto all’emozione e si è allontanata dall’aula dove è in corso il processo contro gli assassini del figlio. Si stava sentendo male, ascoltando il racconto dei carabinieri che hanno avviato le indagini.

I fratelli Gabriele e Marco Bianchi, picchiatori seriali, hanno agito in modo rapido e deciso. In un minuto è stata decisa la sorte fatale di Willy.  «Con i fotogrammi della telecamera di videosorveglianza, poi confermati dallo screenshot inviato da uno dei testimoni, è possibile affermare che l’ aggressione costata la vita a Willy Monteiro Duarte è durata un minuto», ha spiegato Agatino Roccazzello, comandante Nucleo operativo radiomobile di Colleferro.

«Era una notte d’ estate normale, di movida – ha spiegato il comandante della stazione di Colleferro, il maresciallo maggiore Antonio Carella – Ero nel bagno della caserma, che ha una botola che dà su via Buozzi, dove sono successi i fatti. Alle 3,30 ho sentito delle urla non normali, forti e una donna che gridava». E ancora: «Sono sceso in strada in abiti civili. Una persona mi ha raccontato cos’ era successo e mi sono precipitato in strada. Uno dei presenti mi ha detto che erano stati dei ragazzi di Artena a ferire Willy, gli ho dato il mio numero e gli ho chiesto se avesse un video, una foto dell’aggressione».

«La foto – ha raccontato ancora Carella secondo quanto riporta Il Messaggero – mi è arrivata alle 3,49 con una targa, quando era da poco giunta l’ ambulanza a caricare Willy, sul centro del marciapiede. Risaliti all’intestataria del suv, la moglie del fratello maggiore dei Bianchi, siamo andati ad Artena. Alle 3,55 siamo arrivati in via cardinal Scipioni, dove c’è il locale del fratello, stavano entrando nel bar. Li abbiamo chiamati, erano nervosi, inizialmente hanno fatto finta di non sentirci. Nel locale abbiamo cercato di approcciarli, abbiamo preso un caffè con loro e, mentre parlavo con i Bianchi, mi è arrivata la telefonata per comunicarmi che Willy era morto».

«Gli imputati erano tutti e quattro presenti e con parte attiva. I fratelli Bianchi – ha raccontato – scendono repentinamente dal suv, parcheggiano. L’ atteggiamento di Pincarelli e Belleggia, in particolare, sembra quasi remissivo, quello di un chiarimento verbale, poi sembrano prendere coraggio con l’ arrivo dei Bianchi. Willy viene colpito da un calcio, cade, tenta di rialzarsi e viene colpito nuovamente. Sia Belleggia che Pincarelli colpiscono Willy quando è già a terra e non può reagire. Pincarelli va a colpire con dei pugni Willy, Belleggia sferra un calcio come se colpisse un pallone, dal basso verso l’ alto».

Secondo gli avvocati gli imputati ora tenteranno di alleggerire le loro responsabilità accusandosi l’un l’altro. Dal canto suo la famiglia di Willy ha sempre dichiarato di non desiderare vendette ma solo giustizia. Secondo quanto riportato da Repubblica, durante le indagini è spuntata anche una chat segreta, chiamata “Gang bang”, nella quale i due fratelli rivolgevano frasi terribili a ragazzi che avevano preso di mira. Frasi del tipo: “Camminerai sulla sedia a rotelle. Pensi che non ci arrivo a Terracina o dove cazzo abiti? Io ti trovo…Credi che io sia l’ultimo arrivato?”. O anche: “Un giorno ti avrò davanti e quel giorno lo ricorderai per tutta la vita. Ti trovo”. Minacce vere e proprie nei confronti delle loro vittime. E Gabriele Bianchi, il maggiore, usava lo stesso modo di parlare anche rivolgendosi alle donne: “Io la tua donna..deve diventare la mia donna”.

 

 

 

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