Mimmo Lucano, accuse e lacrime dalla Gruber. “Il viaggio in Argentina? Ero stato invitato…” (video)

venerdì 8 Ottobre 9:55 - di Lucio Meo

Una difesa di mezz’ora, come in un’aula di tribunale, con qualche timido tentativo di contestazione da parte della conduttrice Lilli Gruber, che in collegamento aveva l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, e in studio il suo avvocato. Per non parlare dello scrittore Gianluigi Carofiglio, che è riuscito – da magistrato – a contestare l’entità della pena inflitta a Lucano riuscendo nell’impresa di attaccare Salvini anche nella serata dedicata a tutt’altro. In “Otto e mezzo”, su La7, Mimmo Lucano ha avuto spazio per difendersi, attaccare e commuoversi, quasi senza contraddittorio.

Mimmo Lucano alla Gruber: “Sono un perseguitato”

Secondo l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano c’è stata una persecuzione giudiziaria non tanto nei suoi confronti ma piuttosto dell’idea di accoglienza dei migranti che ha da sempre rappresentato con la sua azione: “Viene escluso il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché così non sembra un’accanimento politico verso un’idea di accoglienza… C’è stata una persecuzione non verso di me come persona, ma dell’idea che rappresento”. E il viaggio in Argentina con i soldi dei contribuenti? “Ero stato invitato, sono solo bugìe, non ho speso nulla per me”.

L’ex sindaco di Riace si commuove

Non manca il momento di commozione di Mimmo Lucano nel commentare la sua condanna in primo grado a 13 anni: “Posso anche andare in carcere e pagare (anche se non ne ho la possibilità), ma non posso accettare il tentativo di denigrazione morale della mia immagine. Quello che più mi amareggia é il tentativo di denigrazione e di delegittimazione morale, é come distruggere la mia anima… Io sono entrato dentro il sistema, che vuole annullare un’idea, un’idea che ho portato avanti e che riguarda non solo me ma tantissime persone… Io rivendico giustizia, con orgoglio”. E la Gruber, prima gli contesta i reati, che nulla hanno a che vedere col tema dell’accoglienza, ma poi lo saluta così: “Restiamo in attesa delle sentenze definitive”. Ah, allora è garantista?

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