M5S: «C’è un gruppo pronto ad abbandonare la nave». Grillo si allarma e chiama il “serrate le file”

venerdì 8 Ottobre 17:39 - di Natalia Delfino
grillo m5s

Il contraccolpo della batosta elettorale e i malumori generati dal nuovo corso M5S targato Giuseppe Conte preoccupano Beppe Grillo. L’Elevato, secondo alcuni retroscena, seguirebbe con apprensione quello che avviene all’interno del M5S, temendo in particolare un redde rationem che porterebbe all’esplosione dei gruppi parlamentari.

I timori di Grillo per la tenuta dei gruppi M5S

È l’agenzia di stampa Adnkronos a riferire che chi ha avuto modo di sentire Grillo in queste ore convulse, segnate anche dallo scontro pressoché manifesto tra il leader pentastellato e Virginia Raggi, riferisce di una sua esortazione a rimanere compatti e ad ascoltare gli eletti. I sussurri ai giornalisti nei corridoi parlamentari, però, raccontano di una fibrillazione sorda all’appello e di gruppi pronti a vaporizzarsi dopo il secondo turno di voto. Quando cioè Conte dovrebbe finalmente sciogliere il nodo delle nomine nella sua segreteria.

Conte bersagliato dai malumori interni

«C’è un gruppo di persone pronte ad abbandonare la nave: aspettano solo di capire quali figure sceglierà Conte come “vice” e come componenti del Consiglio nazionale», ha confessato off the records una deputata all’Adnkronos. Diversi parlamentari, poi, sottolineano che «è arrivato il momento di analizzare la sconfitta e di parlare della direzione che vogliamo dare a questo Movimento». «Ma se Conte è in tour, come facciamo ad affrontare seriamente questo discorso?», è la domanda che circola fra i parlamentari, i quali si aspettano da «Conte ci aspettiamo parole chiare su Gualtieri: il M5S appoggerà o no il candidato del centrosinistra?».

La salute del M5S attraverso la regola del “segui i soldi”

Conte se l’è cavata lodando Gualtieri, ma aggiungendo che a Roma «non è possibile rimuovere quelli che sono i condizionamenti locali, la storia della consiliatura», vale a dire le ostilità protratte tra Raggi e il Pd. Ma ormai è evidente a tutti che il braccio di ferro romano altro non è che una manifestazione dello scontro interno al Movimento, sia in termini di fazioni, sia in termini di visioni. Un segnale dello stallo del momento arriva anche dal fuggi-fuggi generale dalla campagna di fundraising interna per finanziare il partito. Non decolla. E se sul fronte dei soldi che non entrano non va bene, sul fronte di quelli che escono va forse peggio. L’affitto di 12mila euro al mese per la nuova sede in via del Campo Marzio, infatti, rappresenta a sua volta motivo di malcontento nei pentastellati. Insomma, la regola aurea del “segui i soldi” non fallisce neanche in questo caso.

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