La sinistra è vecchia e lo ammette anche Bersani: «Cari compagni del Pd, serve una cosa nuova»

giovedì 21 Ottobre 15:22 - di Michele Pezza
Bersani

Dopo che finalmente la sinistra ha detto molte cose di sinistra, cioè altrettante scempiaggini, è giusto che faccia anche cose di sinistra. Questo almeno è quanto auspicato da Pier Luigi Bersani in un’intervista alla Stampa. Quali siano è però questione chiara solo a quei pochi iniziati avvezzi a distinguere l’Ulivo dall’Unione o il «campo largo» dal «partitone» o, infine, il centrosinistra dall’alleanza con il M5S. Quel che invece emerge con trasparenza è il senso di preoccupazione annidato nelle parole di Bersani. «Nelle elezioni politiche – ha infatti detto – non ci sono ballottaggi e si presenteranno decine di milionate in più di elettori». Come a dire, cari compagni non ci culliamo sui recenti allori metropolitani e guardiamo oltre.

Così Bersani in un’intervista alla Stampa

Tanto più, avverte l’ex-segretario del Pd, che il «bisogno di novità» intercettato da «Lega e Cinquestelle» e ora rifluito nell’astensione c’è ancora. «È sotto pelle», assicura Bersani. Da qui l’appello al centrosinistra ad investire «la sua forza in una nuova offerta politica con un tratto di novità credibile». Certo, non sono più i tempi della «mucca nel corridoio», ma il centrodestra, sembra dire l’esponente di Articolo 1, resta pur sempre un competitore temibile. «Si delinei un percorso. Alla fine ci potrà essere un “partitone” o anche una federazione. Purché ci si metta in moto», è la sua sollecitazione.

«Attenti a non bruciare Draghi al Quirinale»

E alla domanda se in questa famiglia ci sia spazio anche per un liberale alla Calenda, Bersani  replica riproponendo il bipolarismo destra-sinistra. «Io non escludo a priori – ha detto – vediamo se ci troviamo d’accordo su un punto: in Italia e non solo da noi, si stanno organizzando due campi. Uno si chiama destra e uno si chiama sinistra». Il bipolarismo classico, insomma. Diverso dal «fronte dei ragionevoli e degli irragionevoli» teorizzato proprio da Calenda, ma sui cui Bersani è in totale disaccordo. L’ultimo risposta riguarda l’ipotesi Mario Draghi al Quirinale. «Occhio a non combinare disastri – ha avvertito -. E comunque sia chiaro sin da oggi: se Salvini vuol fare cadere Draghi, vada in Parlamento e lo sfiduci. Ma non pensi di usare le istituzioni per le sue pensate».

 

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