Il Papa firma con altri leader religiosi la petizione per il clima: escluso il Dalai Lama per non irritare la Cina

lunedì 4 Ottobre 14:37 - di Giovanni Pasero
Papa Dalai Lama

Papa Francesco nega per l’ennesima volta l’ingresso al Dalai Lama in Vaticano per non irritare la Cina. Oggi la conferma, con  decine di leader religiosi ospitati per la firma della petizione congiunta affinché i governi si impegnino a raggiungere obiettivi ambiziosi al prossimo vertice delle Nazioni Unite sul clima. Hanno anche promesso di fare la loro parte per guidare i loro fedeli verso comportamenti più sostenibili. Ma con il condizionamento così prepotente del regime di Pechino che speranze si possono avere?

«Abbiamo ereditato un giardino, non dobbiamo lasciare ai nostri figli un deserto», recita la petizione, firmata in una cerimonia formale al Palazzo Apostolico prima di essere consegnata al capo della conferenza COP26, Alok Sharma.

Per i leader religiosi, la cura dell’ambiente è un imperativo morale per preservare la creazione divina per le generazioni future e sostenere le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici. È un argomento che Francesco ha ripetuto, e che ha dettagliato nella sua enciclica “Lodatelo” del 2015.

Il Papa esclude il Dalai Lama: una scelta diplomatica

“Faith and Science: A Petition for COP26” è una nuova iniziativa per creare slancio e indignazione in vista del vertice del 31 ottobre-12 novembre a Glasgow, in Scozia. Segue il vertice giovanile di Milano della scorsa settimana e una precedente richiesta di tre leader cristiani: Francesco; l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e il capo spirituale della maggioranza dei cristiani ortodossi del mondo, il patriarca ecumenico Bartolomeo I. Il Dalai Lama resta escluso, come è già accaduto in passato, nella scelta diplomatica voluta da Papa Francesco.

Nell’ottobre scorso, il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha criticato l’accordo tra il Vaticano e la Cina. In un’intervista al National Catholic Register, Zen, da sempre critico nei confronti del Partito comunista cinese, ha detto che questo accordo “ucciderà la Chiesa”. Secondo il cardinale, “il governo di Pechino potrà usarlo per chiedere alla gente qualsiasi cosa in nome del Papa”.

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