Il giudice Giorgianni sul palco dei no green pass: «Se non posso manifestare lascio la toga»

martedì 12 Ottobre 12:53 - di Redazione

Pronto a lasciare la toga. “Se il fatto di indossare la toga mi deve limitare a esprimere la mia opinione sulla legittimità di atti o di provvedimenti, o peggio ancora di denunciare fatti penalmente rilevanti, anche se riguardano rappresentanti delle istituzioni, allora preferisco lasciare la toga”. Parola del giudice Angelo Giorgianni, uno degli autori del libro “Strage di Stato. Le verità nascoste del Covid 19”. Che sabato pomeriggio ha partecipato alla manifestazione contro il green pass di Roma.

Giorgianni: pronto a lasciare la toga se non posso essere green pass

C’era anche lui sul palco e ha attaccato il governo. Ma Giorgianni , intervista dall’Adnkronos, tiene subito a precisare che condanna “gli atti di violenza” contro la Cgil. “La manifestazione è una cosa – dice – quello che è successo fuori è diverso. In quella piazza c’erano mamme, bambini, lavoratori. Ed era una piazza internazionale, senza simboli di partiti, e pacifica. Se poi, fuori da quella piazza, qualche delinquente ha commesso atti criminali, non c’entra niente con la manifestazione dei ‘no green pass’. Quelle – prosegue il giudice – parlando dei violenti, “sono persone ciniche che con il loro comportamento hanno di fatto sporcato una manifestazione di piazza bellissima. Peccato, quegli atti criminali hanno oscurato la manifestazione. Perché alla fine si è dato risalto agli atti di pochi delinquenti e non alla presenza di decine migliaia di persone oneste”.

“Pochi violenti hanno rovinato la piazza di persone normali”

Poi Giorgianni, che è stato sottosegretario all’Interno del governo Prodi, torna a parlare della sua toga. Attualmente è giudice presso la Corte d’Appello di Messina. “Io trovo paradossale che un cittadino non possa esercitare un suo dovere. Sei ritiene che siano stati commessi dei reati da parte di chiunque, allora si agisca di conseguenza. Il mio datore di lav<oro è lo Stato. Ma se il fatto di avere la toga mi limita di esprimere la mia opinione, allora è chiaro che la lascio. E lo farò”. In ogni caso io non voglio determinare imbarazzi a nessuno. Ma non voglio rinunciare al diritto di esprimere la mia opinione”. Dunque, è già deciso: “Lascio la toga, ho fatto la mia comunicazione”.

Sabato qualcosa non ha funzionato

Sabato qualcosa non ha funzionato. Tornando a parlare dell’attacco alla Cgil, il giudice  sottolinea i punti oscuri in fatto di prevenzione. Sulla matrice fascista dell’attacco spiega: “Io mi limiterei ai fatti, quella è stata opera di delinquenti. In quanto alla matrice non spetta a me dirlo. In questo momento bisogna solo prendere senza se e senza ma le distanze, perché la violenza contrasta con gli interessi della piazza. E rischia di inquinare l’immagine di manifestazioni democratiche, inclusive e non ideologizzate. Noi viviamo in uno stato di diritto e chi ha il dovere di farle osservare si premuri, ma qualcosa ribadisco non ha funzionato”. ”

Un migliaio di persone? È stata una valutazione errata.

E parlando dell’intervista del dirigente di Forza nuova Massimo Ursino che non esclude nuovi attacchi nei prossimi giorni, Giorgianni dice: “Le rivoluzioni non devono essere violente ma ghandiane. Perché la violenza è contro gli interessi del popolo sovrano. A maggior ragione in un momento in cui la nazione è spaccata e il rischio è di determinare uno scontro sociale. La piazza è la vecchia agorà, dove il popolo era presente”. Dal palco ha detto che “serve una Norimberga contro chi governa“. Perché? Oggi spiega: “Io credo in uno stato di diritto, ho presentato più denunce per conto dell’Organizzazione mondiale della vita’ per fatti che abbiamo ritenuto di rilevanza penale, bisogna usare gli strumenti dello stato di diritto”.

Green pass, c’è chi non può permetterselo

Dal prossimo 15 ottobre, quando sarà obbligatorio il green pass anche per entrare in Tribunale a Messina, come farà il giudice Giorgianni? “Farò un tampone ogni tre giorni”, risponde il magistrato no vax. “Non credo che il problema sia per me ma per chi non se lo può permettere. Chi lavora per 700 euro al mese, spendere soldi tre volte a settimana è pesante. Sarebbe stato auspicabile, trattandosi di una misura per garantire la sicurezza sul posto di lavoro, che il costo dei tamponi fosse a carico dei datori di lavoro”. Il magistrato chiede che ci sia “maggiore ponderazione”. “Oggi serve un dialogo, a partire dal mondo della scienza. Ed eviterei di impostare il dibattito come confronto tra no vax e si vax. Perché è una distinzione divisiva mentre bisogna recuperare le ragioni dell’unità e per esempio io preferisco parlare di libertà vaccinale”.

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