Green Pass, venerdì nero in vista. Portuali furiosi: «O si toglie la carta verde o i porti si fermeranno»

mercoledì 13 Ottobre 15:57 - di Lorenza Mariani
Green Pass porti

L’entrata in vigore del Green Pass sta per abbattersi su un venerdì nero. Anzi, nerissimo: almeno per quanto riguarda i porti italiani. Il via ai controlli della certificazione verde, che dal 15 ottobre è obbligatorio presentare sul posto di lavoro, sta agitando le acque (è proprio il caso di dirlo) dei nostri scali marittimi, coinvolti a valanga dall’onda d’urto del provvedimento e che sulla questione stanno armando un vero e proprio caso. Emblematico, allora, quanto accaduto nelle ultime ore a Trieste, dove, come riferisce tra gli altri il Corriere della sera riassumendo la situazione, «il comitato dei lavoratori del Porto (Clpt) — che già lo scorso lunedì aveva manifestato contro il certificato verde con la partecipazione di circa 15 mila cittadini — ha minacciato di fermare l’attività del porto «a oltranza» se non ci sarà uno slittamento della misura. E in questo caso il presidente dell’Autorità portuale, Zeno D’Agostino, ha preannunciato che si dimetterebbe».

Green Pass, portuali sul piede di guerra: gli scali di Trieste e Genova in prima linea

Di più. Il caso di Trieste, come anticipato in apertura, rischia di trascinare con sé anche quello di diversi altri porti. Tanto che, in una riunione di questa mattina, il portavoce dei portuali di Trieste, Stefano Puzzer, ha annunciato bellicoso: «L’unica apertura nei nostri confronti è togliere il Green pass. Il blocco di venerdì è confermato». Aggiungendo a stretto giro che: «Oggi ci saranno sorprese perché non si fermerà solo il porto di Trieste. Anche quello di Genova? Non mi fermerei a quello di Genova, quasi tutti i porti si fermeranno. Stasera ne avremo conferma». Dichiarazioni che annunciano battaglia e che l’Huffington Post ha ripreso e rilanciato.

Trieste, il portavoce dei portuali: «Il danno economico dello stop dei porti sarà colpa del governo»

Dunque, acque agitate nei porti in vista dell’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass per l’accesso al lavoro, prevista venerdì. Secondo Puzzer non rischia dunque di fermarsi solo il porto di Trieste, ma molti altri scali marittimi italiani. «Il danno economico che verrebbe causato dal blocco del porto di Trieste? Il 14 ottobre il Green Pass verrà tolto. Il danno economico, se ci sarà, sarà causato dalla testardaggine del solo Governo italiano a mantenere questa misura criminale. Speriamo che in giro per l’Europa vengano tutti a tirare le orecchie al Governo italiano affinché tolga questo decreto», ha quindi commentato ancora Puzzer.

I portuali respingono la circolare del Viminale sui tamponi gratis per i dipendenti

Nel frattempo, allora, i lavoratori del porto hanno annunciato ieri il blocco totale delle operazioni a partire da venerdì 15, quando scatterà l’obbligo del Green pass. Senza margine di trattativa. La circolare del ministero dell’Interno, che invitava le imprese del settore a valutare l’opzione dei tamponi gratis per i dipendenti, è stata infatti respinta dal Coordinamento lavoratori portuali Trieste (Clpt). Il Clpt è la forza sindacale protagonista lunedì scorso della manifestazione contro la certificazione verde che aveva visto la partecipazione di 15.000 cittadini.

I lavoratori del porto di Genova: il 20% non è vaccinato. Alcune aziende pagheranno i tamponi

A Genova circa il 20% dei portuali non è vaccinato e dunque non possiede il Green Pass. Alcune grandi aziende del porto, però, a quanto fanno sapere i sindacati al termine di una riunione in prefettura, hanno deciso che pagheranno i tamponi ai dipendenti non vaccinati. Tra queste ci sono il terminal Psa Genova Pra’ e il Porto Petroli. Si tratta comunque di una decisione che sarà presa singolarmente dalle varie imprese a seconda se sceglieranno di aderire alla proposta lanciata dalla circolare del Ministero dell’Interno.

A Napoli e Salerno sono pochi i portuali non vaccinati. Adsp: «Non sono previsti problemi»

Diversa la situazione in Campania. Dagli scali della regione si apprende infatti che nei porti di Napoli, Castellammare di Stabia e Salerno è bassissimo, se non del tutto assente, il rischio che l’introduzione del green pass obbligatorio possa causare un blocco delle attività da venerdì 15 ottobre. Il numero dei lavoratori portuali non vaccinati nei tre porti afferenti l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale è stimato tra il 10 e il 20%. Numeri che non preoccupano a differenza di quanto avviene in altre realtà italiane. E infatti, il presidente dell’Adsp Mar Tirreno Centrale, Andrea Annunziata, ha spiegato all’Adnkronos che «Stiamo lavorando perché l’eventuale momento di protesta sia ridotto il più possibile». E che, anche se non si conosce il numero esatto di lavoratori portuali sprovvisti di Green Pass, la percentuale «è nella media nazionale e regionale», ha aggiunto Annunziata.

Nei porti di Napoli e Salerno l’operatività non sarebbe in discussione

Che poi ha anche ricordato contestualmente che «in Campania l’80% della popolazione sopra i 12 anni è vaccinato con la doppia dose. Stiamo monitorando: ma non sono emerse allo stato particolari preoccupazioni. E questa per noi è una nota positiva». Un’impressione, peraltro, confermata anche dal Culp Napoli (Compagnia unica lavoratori portuali). Dove la percentuale di portuali senza Green Pass si aggirerebbe  addirittura al 10%. Ossia cifre «molto lontane dalle percentuali di altre realtà. Al momento – fanno sapere dalla struttura – non sono previsti problemi dal punto di vista dell’operatività».

Green Pass, Sileri: «Il tampone pagato ai portuali? Una soluzione temporanea»

E mentre i portuali annunciano battaglia almeno in mezza Italia. E l’operatività di molti porti rischia di essere seriamente compromessa per venerdì, il il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri interviene rilanciando l’indicazione contenuta nella circolare del Viminale. In cui, per evitare blocchi nei trasporti all’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde sul lavoro, si invitano le imprese del settore portuale a valutare di «mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green Pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». Commentando l’opportunità, asserendo che: «Si cerca di andare incontro, laddove esistono dei problemi. E con delle soluzioni quanto più temporanee possibili. Che possano garantire la sicurezza dei lavoratori e, allo stesso tempo, l’azienda e la produttività di quell’azienda».

La necessità di illustrare utilità e utilizzo del Green Pass

«Tutto questo – ammonisce però il sottosegretario – deve essere accompagnato da un’azione di counseling. Se io ho tanti dipendenti che non hanno il Green Pass, devo in qualche maniera spingerli a capire la bontà del Green Pass. Quindi – conclude Sileri – questo deve essere associato anche a un’azione di incontri specifici. All’interno dei quali spiegare il perché esiste il Green Pass. E a cosa serve. Non dico la vaccinazione, ma il Green Pass nella doppia anima». Ovvero: ottenibile sia dopo il vaccino. Sia con il tampone».

 

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