Google, la ridicola censura ai danni di Romano Floriani Mussolini. E già gli chiedono l’abiura

martedì 26 Ottobre 9:16 - di Redazione
Romano Floriani Mussolini

La convocazione di Romano Floriani Mussolini per la partita della Lazio contro l’Hellas Verona (finita 4 a 1 a svantaggio dei biancocelesti) ha scatenato i soliti pruriti antifascisti. C’è stata curiosità, certo, per la convocazione in panchina di un pronipote del Duce e non poteva essere altrimenti.

Ma poi come al solito si è andati oltre: così nel tabellino che riepiloga il match su Google il nome del calciatore 18enne vicino al numero 44 è scomparso. Proprio così, Romano Floriani Mussolini è risucchiato del gorgo della censura.  “Se questi sono gli inizi – commenta Libero – non immaginiamo cosa succederà se Romano diventerà protagonista in serie A e dovrà “chiamare” un fuorigioco con il braccio alzato…”.

Del resto i giornaloni lo hanno messo già sotto processo. Il Corriere ne presenta così la biografia: “Romano Floriani Mussolini è un terzino destro alto 186 centimetri e longilineo. È innamorato del pallone, come tanti, ma più di altri ha voglia di arrivare in alto. Per questo, dopo avere cominciato nella Roma, si è trasferito alla Lazio e, quando ha visto che rimaneva spesso in panchina, è andato in prestito in una società di dilettanti, la Vigor Perconti, pur di mettersi alla prova. Tornato in biancoceleste ha conquistato spazio e stima, non a caso a marzo ha firmato il suo primo contratto (triennale) da professionista: «Ripensando da dove ho iniziato, sono felicissimo», disse allora. Poi ha preferito non parlare più”.

Ma l’articolista non si ferma qui. E aggiunge una postilla velenosa: “Un giorno, quando sarà grande, magari racconterà ciò che prova mentre i tifosi inneggiano al bisnonno, com’ è successo domenica dopo la vittoria sull’Inter“.

E Repubblica, a sua volta, non ha mancato di sottolineare che la convocazione di un Mussolini avviene proprio a ridosso della polemica sul falconiere della Lazio, licenziato per avere fatto il saluto romano ai tifosi in curva. L’ossessione per il fascismo si trasferisce dunque dalle piazze allo stadio, con annessa censura.

 

 

 

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