Eitan, nuova udienza in Israele per decidere se applicare la Convenzione dell’Aja firmata da Tel Aviv

venerdì 8 Ottobre 17:24 - di Roberto Frulli
rapimento Eitan

Seconda udienza, a porte chiuse, al Tribunale della famiglia di Tel Aviv che dovrà decidere se applicare la Convenzione dell’Aja sui bambini portati illecitamente all’estero riguardo al caso del piccolo Eitan Biran, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, rapito dal nonno materno l’israeliano Shmuel Peleg che lo ha poi portato in Israele sottraendolo alla zia paterna al quale i giudici italiani lo avevano affidato.

Va ricordato che Israele ha firmato, così come l’Italia è centinaia di altri paesi al mondo, la Convenzione dell’Aja che tutela i bambini. E, dunque, sarebbe un gravissimo strappo se Israele decidesse di trattenere Eitan e non restituirlo alla zia paterna Aya Biran in Italia.

Il Tribunale di Tel Aviv dovrà decidere se accogliere l’istanza della zia paterna, che chiede che Eitan gli sia restituito e che quindi venga rispettato l’affidamento riconosciutole dal Tribunale di Torino all’indomani della tragedia. O, piuttosto, se accogliere la richiesta del nonno materno, che sostiene che il bambino, in quanto ebreo, debba crescere in Israele, suo luogo naturale, sostiene sempre il nonno, ma dove non ha mai vissuto.

Una decisione in tal senso violerebbe anche la volontà dei genitori di Eitan, morti entrambi nell’incidente del Mottarone assieme al figlio più piccolo, che avevano già iscritto Eitan a scuola in Italia perché ci tenevano che crescesse qui, dove, peraltro, aveva sempre vissuto.

Ognuna delle due parti in causa, la famiglia materna e quella paterna di Eitan, possono portare in aula cinque testimoni ciascuno.

Un’altra udienza è prevista per domani a partire dalle 19, le 20 in Italia, per rispettare lo Shabbat. Terza udienza domenica.

Il nonno che lo ha rapito con uno stratagemma ed ha trasferito Eitan in Israele con un volo da Lugano dopo averlo portato in Svizzera con un’auto guidata da uno sconosciuto, ci ha tenuto oggi a far sapere, attraverso un portavoce, Gadi Solomon, che Eitan ”sta bene” in Israele, dove si trova.

”I rapporti tra le famiglie sono corretti”, ha sostenuto Solomon.

In Israele fin dalla prima udienza si trova anche la zia paterna di Eitan, la psicologa Aya Biran, che come stabilito nella prima udienza del 23 settembre può vedere il nipote tre volte alla settimana.

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