Draghi: «Non tocchiamo la casa». Ma la Lega ancora non si fida: «Necessario approfondire»

mercoledì 6 Ottobre 17:34 - di Viola Longo
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La crisi di governo sulla delega fiscale non ci sarà. La rassicurazione è arrivata da Matteo Salvini che, per quanto barricadero sul tema delle tasse, non appare disposto a mettere in discussione la permanenza della Lega a Palazzo Chigi. «La Lega è dentro, se vogliono escono Letta e Conte», ha detto il leader del Carroccio all’indomani dello strappo consumato in Cdm dove i suoi ministri non si sono presentati. Mario Draghi ha registrato. E se ieri aveva parlato di faccenda «seria», invitando a chiedere conto della eventuale crisi a Salvini, oggi il premier ha sottolineato che lo stesso Salvini ha fatto chiarezza: «Ha detto che la partecipazione della Lega non è discussione». «Poi – ha aggiunto il premier – ci vedremo nei prossimi giorni».

L’avvertimento di Salvini: «Non firmo assegni in bianco»

Sul campo resta la questione di merito: quella revisione del catasto che fa prefigurare un aumento delle tasse per gli italiani e contro la quale la Lega si è scagliata duramente. Ancora in mattinata Salvini avvertiva che «io non firmo un assegno in bianco». Aggiungendo che non gli bastavano le rassicurazioni del ministro dell’Economia, Daniele Franco, sul fatto che per ora siamo alla «mappatura» e per le eventuali tasse se ne riparlerà nel 2026. «Questa è di fatto una patrimoniale», ha tuonato Salvini, dicendosi «ottimista» sulla possibilità che il Parlamento corregga il tiro.

La reazione della Lega alle parole di Draghi

Dopo che però a dire le stesse cose è stato Draghi, la Lega ha fatto trapelare soddisfazione. «Bene Draghi contro patrimoniale e nuove tasse sulla casa, adesso il Parlamento in Aula tolga ogni accenno a riforma del catasto che preluda a nuove tasse sulla casa», ha detto “fonti” del Carroccio all’Adnkronos.

Draghi: «Questo governo non tocca la casa degli italiani»

«Questo governo non tassa, non tocca le case degli italiani, tutte», sono state le parole di Draghi. «Non c’è una patrimoniale», ha proseguito il premier, difendendo però la «verifica dei valori» catastali. «Perché nasconderci dietro l’opacità? Calcolare le tasse su numeri e cifre che non hanno senso, verificati almeno vent’anni fa e sulla base di un numero che non ha senso e frutto di un negoziato: non è più utile la trasparenza?», ha chiesto Draghi, aggiungendo che «le persone e le imprese pagheranno come ora. Questa revisione prende 5 anni e di eventuali decisioni si parlerà nel 2026. Una è un’operazione trasparenza, l’altra è una decisione di politica fiscale».

I governatori della Lega all’attacco

Insomma, di fatto Draghi ha confermato che la revisione del catasto si farà e aprirà la strada alla possibilità di nuove tasse, sebbene tra cinque anni. Tanto è bastato alla Lega di governo per far rientrare la «crisetta», come l’ha chiamata Libero. Il che, comunque, non vuol dire che sia finita così. Mentre le “fonti” riferivano, infatti, della soddisfazione per l’intervento del premier, un altro fronte partiva all’attacco. «Sulla delega fiscale è necessario un approfondimento. Servono in primo luogo garanzie che né questo né i prossimi governi utilizzino la riforma del catasto per innalzare surrettiziamente le tassazioni sulla casa. In assenza di tali certezze, si rischierebbe di andare a colpire, duramente e ingiustamente, due pilastri del Paese quali il settore edilizio e le famiglie», hanno avvertito  i governatori leghisti.

Il rischio di «un vertiginoso aumento della tassazione sugli immobili»

L’intervento è sottoscritto da tutti: Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Maurizio Fugatti (Provincia Autonoma di Trento), Christian Solinas (Sardegna), Donatella Tesei (Umbria) e Luca Zaia (Veneto). «Quando il governo si è fatto promotore di azioni orientate allo sviluppo e alla crescita del tessuto economico e sociale, non abbiamo mai fatto mancare il nostro appoggio. L’appello che rivolgiamo oggi all’esecutivo nazionale – hanno concluso ai governatori – è invece di abbandonare iniziative che, anche solo in prospettiva, possano portare a un vertiginoso aumento della tassazione sugli immobili».

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