Ddl Zan, sardine e Anpi gridano vendetta. I primi contro Renzi. Gli ex partigiani contro tutti

giovedì 28 Ottobre 14:37 - di Chiara Volpi
Ddl Zan sardine Anpi

Ddl Zan: nel day after si scatena l’inferno. E anima un tutti contro tutti che oggi vede scendere in campo anche sardine e Anpi. I pesciolini rossi a caccia di infedeli, responsabili di aver cannibalizzato la causa gender e affossato con la copertura del voto segreto il disegno di legge contro l’omofobia. Gli ex partigiani mai domi, inferociti tout court contro «un voto tagliola» che, all’esito finale, ha stigmatizzato quello che secondo l’Anpi sarebbe un «volgare mercanteggiamento politico a danno di diritti inalienabili delle persone»…

Ddl Zan, sardine e Anpi gridano vendetta

Insomma, in spregio a democrazia parlamentare e dialettica politica, dopo l’ingloriosa fine del ddl Zan la sinistra – buonista e radicale – mastica amaro. Quei 154 sì che hanno fatto naufragare il controverso testo sull’omofobia, disponendone il rinvio in Commissione, riducono in frantumi i sogni di gloria di sardine e Anpi, oggi a caccia soprattutto di un colpevole da ghigliottinare. Ovviamente non prima di un passaggio alla gogna propagandistica, allestita ad hoc sulla pubblica piazza mediatica. E così, mentre gli esponenti del movimento ittico orfano di Mattia Santori, sul Ddl Zan partono da lontano. E in una nota ascrivono «la responsabilità, e non solo da oggi, della mancata approvazione al Senato della nostra Repubblica. Che dovrebbe rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza», a un nome e cognome: Matteo Renzi. L’Anpi si scaglia contro le «pulsioni oscurantiste, retrive ed omotransfobiche» di chi ha avuto il coraggio di consumare «l’ennesimo strappo».

I pesciolini rossi se la prendono con Renzi…

Dunque, un attacco diretto, quello che le sardine hanno sferrato al senatore, leader di Italia Viva. Colpevole, ai loro occhi, di trovarsi proprio ieri, «durante il voto decisivo al Senato che ha affossato il ddl Zan», «in Arabia Saudita. Che – scrivono in una nota – forse è anche il suo riferimento per i diritti umani». Sottraendosi al confronto a Palazzo Madama con quello che i pesciolini rossi definiscono «un passo di civiltà. Che, seppur come sempre da ultimi in Europa, avremmo potuto fare», accusano dal Movimento.

Ddl Zan, sardine come cecchini. L’Anpi, invece, spara nel mucchio

Spara più nel mucchio, invece, l’Anpi. Che ingoiando l’amaro calice, allude alle maschere cadute anche dal volto di chi, genericamente, «brandisce e sbandiera strumentalmente la libertà di coscienza». «Un atto che colpisce pesantemente il cammino dei diritti», stigmatizza la segreteria nazionale dell’Associazione dei partigiani italiani sul voto di ieri al Senato al Ddl Zan. Puntando l’indice accusatorio contro «il volgare mercanteggiamento politico a danno di diritti inalienabili delle persone».

L’Anpi spara nel mucchio contro «una esultante rappresentanza di senatori e senatrici»

E giù con l’ecumenica invettiva che spara a zero su: «Una esultante rappresentanza di senatori e senatrici» che hanno «affossato di fatto il percorso di un provvedimento legislativo necessario a contrastare bullismi e violenze lesive della dignità umana». Tutti indistintamente colpevoli agli occhi dell’Anpi di «aver consentito un voto tagliola per rinviare di altri sei mesi la discussione di merito su un testo già approvato all’inizio di novembre dello scorso anno alla Camera. E su articoli discussi e ridiscussi a lungo nella commissione Giustizia del Senato. Sottoposti da mesi ad azioni ostruzionistiche». Una posizione che, per gli ex partigiani, avrebbe fatto cadere «la maschera di chi brandisce e sbandiera strumentalmente libertà di coscienza a danno di diritti inalienabili».

 

 

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